Paesaggi di Parole

ARTIGIANI DIGITALI CREATORI DI MAPPE


La parola Weltanschauung non è letteralmente traducibile nella nostra lingua perché non esiste in italiano una parola che le corrisponda appieno. Secondo il vocabolario Treccani, Weltanschauung esprime un concetto astratto che può essere tradotto con "visione del mondo", "concezione del mondo".

I testi che seguono sono quelli che compongono l'opera, danno l'idea di quella che era la visione del mondo dell'autore, cioè mia, nel momento in cui l'opera è stata composta. Noi siamo i libri che abbiamo letto e questi sono spezzoni di libri nei quali mi sono imbattuto, che maggiormente mi hanno colpito e nei quali mi riconosco.


ALBERT EINSTEIN
La curiosità è una piantina molto delicata che ha bisogno di libertà.


ALBERT EINSTEIN
Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza.  Terminiamo definitivamente con l’unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.


ALBERT EINSTEIN
La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi e porsi domande.


ALDO CAPITINI
Chi non rispetta un altro, in realtà non rispetta nemmeno se stesso. Meglio essere offesi che offendere; bisogna ricambiare il male con il bene.


AMEDEO ROTONDI
Nessuno sulla Terra può essere depositario della verità assoluta.


ANACLETO VERRECCHIA
I fili spinati e le schegge di vetro sui muri di cinta delle proprietà private la dicono lunga sui rapporti umani.


BERTRAND RUSSELL
L'amore senza la conoscenza, o la conoscenza senza l'amore, non possono maturare una vita retta. Nel Medioevo, allorché la pestilenza mieteva vittime, santi uomini riunivano la popolazione nelle chiese per pregare, cosicché l'infezione si diffondeva con straordinaria rapidità fra le masse dei supplicanti. Ecco un esempio di amore senza conoscenza. La grande guerra è un esempio di conoscenza senza amore. In entrambi i casi le conseguenze furono disastrose. Benché amore e conoscenza siano necessari, l'amore è, in certo senso, più fondamentale perché spinge l'intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili. Le persone non intelligenti si accontenteranno di agire secondo quanto è stato loro detto, e potranno causare danno, proprio per la loro ingenua bontà. La medicina suffraga questa opinione: un bravo medico è più utile a un ammalato che non l'amico più devoto; e il progresso della scienza medica giova alla salute della comunità più che una ignorante filantropia. Tuttavia, anche al medico è necessaria la benevolenza, affinché tutti, e non soltanto i ricchi, possano approfittare delle scoperte scientifiche. (da "Perché non sono cristiano")


BERTRAND RUSSELL
Gli uomini temono il pensiero più di qualsiasi cosa al mondo, più della rovina, più della morte stessa. Il pensiero è rivoluzionario e terribile.


CARL GUSTAV JUNG
Alla resa dei conti il fattore decisivo è sempre la coscienza, che è capace di intendere le manifestazioni dell'inconscio e di prendere posizione di fronte ad esse.


CARL GUSTAV JUNG
Le antiche religioni con i loro simboli sublimi e ridicoli, bonari e crudeli, non sono cadute dal cielo, ma sono nate in quest'anima umana, la stessa che vive ancora oggi in noi. Tutte quelle cose, le loro forme primordiali, vivono in noi e possono in qualunque momento assalirci con forza distruttiva, in forma cioè di suggestione di massa, contro la quale il singolo è inerme.


CARLO TAMAGNONE
Un’etica atea può dire “la sua” soltanto automotivandosi in quanto “rifiuto dell’idea di Dio”, ponendo quindi il suo punto di vista con pari legittimità di quelli tradizionali e dominanti in termini che a mio parere sono esclusivamente quelli derivanti dalla “libertà metafisica”. L’ateismo può rivendicare la specificità della libertà assoluta e totale, poiché la libertà metafisica deve essere considerata la madre di tutte le libertà. Allora sulla base di tale specificità un ateismo proprio e autentico può emergere solo nel riconoscimento in termini forti e teorici della “libertà”, con la massima ampiezza e al massimo livello possibile, partendo dal principio che ogni espressione ed esercizio di libertà da parte di un individuo non deve mai essere fonte di limitazione per la libertà degli altri. Una comunità democratica e libertaria deve consentire ad ogni individuo di potersi autodeterminare nella vita e nella morte come meglio ritiene, purché ciò non risulti mai lesivo del diritto altrui di fare altrettanto o di realizzare se stesso in modo opposto. Ne deriva che, ad esempio l’eutanasia, nella prospettiva dell’etica atea può diventare non solo un diritto del cittadino, ma un elemento di civiltà rispondente a un concetto di libertà incondizionata in uno scenario di tolleranza, dove ognuno è libero di credere a metafisiche moralmente vincolanti, ma che deve consentire a chi le rifiuta, e ciò proprio per ragioni etiche, di poter contare sull’assistenza della struttura sociale in un contesto libertario e democratico che ammetta ogni punto di vista e ogni suo contrario.


CESARE PAVESE
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà  come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso  morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.


CHARLES BUKOWSKI
Corrono come se avessero il fuoco sotto il sedere in cerca di qualcosa che non si trova. Si tratta fondamentalmente della paura di affrontare se stessi, si tratta fondamentalmente della paura di essere soli. Invece a me fa paura la folla.


CHARLES BUKOWSKI
Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare ad indovinare.


CLAUDIO MAGRIS
Bisogna diventare costruttori di ponti, di luoghi  dove tutti possano passare e mescolarsi agli altri. Bisogna abbattere muri, il che non vuol dire rinunciare a noi stessi per confonderci agli altri, né vuol dire assimilare gli altri a noi. Vuol dire conoscere l'arte dell'incontro e del dialogo nella reciproca diversità. E quest'arte si impara in un esercizio quotidiano nella consapevolezza che tutto ciò che sapremo regalare o ricevere sarà motivo di arricchimento per tutti. Non sappiamo cosa succederà nell'incontrarci, ma questo  sarà motivo di sorpresa e senza sorpresa non c'è vita.


DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione e tutti devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. (dalla "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo")


DON LORENZO MILANI
Con la parola alla gente non si fa nulla, nulla cambia. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l'esempio.


ELLI MICHLER
Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio. Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare...


EMIL CIORAN
Che cosa succederebbe se il volto umano esprimesse fedelmente tutta la sofferenza di dentro, se l'espressione traducesse tutto il tormento interiore? Riusciremmo ancora a conversare? Non dovremmo parlare nascondendoci il volto con le mani? La vita diventerebbe decisamente impossibile se i nostri tratti palesassero l'intensità dei nostri sentimenti.


EMILIA DE RIENZO
Sì, io sono uno scarabocchio, io lo sono, ma lo sei anche tu, e tu, e tu… Tutti siamo scarabocchi. Siamo tratti confusi, colori mescolati, linee incise nel vento che si incontrano o si spezzano. Non siamo tutto… Forse un po’ di tutto. In me c’è un po’ di cielo, un po’ di sole, nuvole e pioggia, notte e giorno, parole e silenzio. Siamo come gli scarabocchi, irripetibili, complicati, strambi, originali, confusi… tutti speciali. Non siamo un “che cosa” ma siamo un “chi”. Non c’è cornice che ci contenga, né descrizione che ci comprenda.


EMMANUEL LÉVINAS
Il fatto originario della fraternità è costituito dalla mia responsabilità di fronte ad un volto che mi guarda come assolutamente estraneo, e l'epifania del volto coincide con due possibilità. O l'uguaglianza si produce là  dove l’Altro si rivela come responsabilità o non è che un'idea astratta.


EMMANUEL LÉVINAS
La morte dell'altro uomo mi chiama in causa e mi mette in questione, come se io diventassi, per la mia eventuale indifferenza, il complice di questa morte, invisibile all'altro che vi si espone; e come se, ancora prima di esserle destinato, avessi da rispondere di questa morte dell'altro: come se dovessi non lasciarlo solo nella sua solitudine mortale.


ERICH FROMM
Nella nostra società le emozioni in generale vengono scoraggiate. Essere emotivo è diventato sinonimo di instabile e squilibrato.


ERMANNO BENCIVENGA
Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. È solo che non li vediamo.


FERNANDO PESSOA
Non sto pensando a niente, e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente, mi è gradita come l’aria notturna, fresca in confronto all’estate calda del giorno. Che bello, non sto pensando a niente! Non pensare a niente è avere l’anima propria e intera. Non pensare a niente è vivere intimamente il flusso e riflusso della vita... Non sto pensando a niente. È come se mi fossi appoggiato male. Un dolore nella schiena o sul fianco, un sapore amaro nella bocca della mia anima: perché, in fin dei conti, non sto pensando a niente, ma proprio a niente, a niente...


FRIEDRICH NIETZSCHE
Le convinzioni, più delle menzogne, sono pericolose nemiche della verità.


FRIEDRICH NIETZSCHE
In un angolo remoto dell'universo scintillante, diffuso in innumerevoli sistemi solari, c'era una volta un astro sul quale animali intelligenti inventarono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della "storia universale"; ma fu solo un minuto. Dopo pochi respiri della natura, l'astro si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. Qualcuno potrebbe inventare una favola del genere, ma non riuscirebbe mai a illustrare adeguatamente quanto lamentevole, quanto vago e fugace, quanto inane e capriccioso appaia nella natura l'intelletto umano. Ci furono eternità in cui esso non c'era, e quando di nuovo non ci sarà più non sarà successo niente. Giacché per questo intelletto non c'è nessuna missione ulteriore che porti al di là della vita umana. Esso è totalmente umano e solo chi lo possiede e lo produce ne ha un'idea così patetica, quasi che su di esso ruotassero i cardini del mondo. Ma se noi potessimo comunicare con la zanzara, apprenderemmo che anch'essa svolazza nell'aria con questo pathos e si sente appunto il centro svolazzante del mondo. Nella natura non c'è niente di così spregevole e meschino che, con un piccolo soffio di questa forza del conoscere, non si gonfi subito come un otre; e come ogni facchino vuole avere i suoi ammiratori, così il più superbo degli uomini, il filosofo, crede che da tutte le parti gli occhi dell'universo siano telescopicamente puntati sul suo agire e pensare.


GIACOMO LEOPARDI
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s'annega il pensier mio: E il naufragar m'è dolce in questo mare.


GIACOMO LEOPARDI
…e finalmente la sommità, l’ultimo grado del sapere, consiste in conoscere che tutto quello che noi cercavamo era davanti a noi, ci stava tra’ piedi, l’avessimo saputo, e lo sapevamo già, senza studio: anzi lo studio solo e il voler sapere, ci ha impedito di saperlo e di vederlo; il cercarlo ci ha impedito di trovarlo. ...l’ordine delle cose era quello né più né meno che ci stava innanzi agli occhi, quello ch’esisteva prima dei nostri studi i quali non hanno fatto altro che turbarlo; la natura era quella che noi sentivamo senza studiarla, trovavamo senza cercarla, seguivamo senza osservarla, ci parlava senza interrogarla: il bene e il male era veramente quello che noi credevamo naturalmente tale: i nostri destini erano quelli ai quali correvamo naturalmente, come il fiume al mare: la verità reale era quella che sapevamo senz’avvedercene, e senza pensare o credere di sapere. Tutto era relativo, e noi abbiamo creduto tutto assoluto: noi stavamo bene come stavamo, e perciò appunto ch’eravamo fatti così; ma noi abbiamo cercato il bene, come diviso dalla nostra essenza, separato dalla nostra facoltà intellettiva naturale e primigenia, riposto nelle astrazioni, e nelle forme universali. Si è ricorso al cielo e alla terra, ai sistemi i più difficili (siano chimerici o sodi), in milioni di guise, per trovare quella felicità, quella condizione conveniente a noi, nella quale eravamo già stati posti nascendo: e non s’è trovata, se non quanto si è potuto conoscere ch’ella era appunto quella che avevamo prima di pensare a cercarla. (da "Zibaldone")


GIANNI VATTIMO
Di tutto potete essere certi tranne delle vostre certezze più radicate.


GUIDO PIOVENE
Aborro le coerenze false e la finzione delle conclusioni raggiunte.


GUSTAVO ZAGREBELSKY
Il dubbio non è affatto il contrario della verità, ne è la riaffermazione.


GUSTAVO ZAGREBELSKY
È incontestabile. Solo chi crede nella verità può dubitare, anzi: dubitarne.


HENRY MILLER
Lo scopo della vita è vivere, e vivere significa essere consapevoli, gioiosamente, ebbramente, serenamente, consapevoli.


IGNAZIO SILONE
La libertà è la possibilità di dubitare, di sbagliare, di cercare, di sperimentare, di dire no ad una qualsiasi autorità.


ITALO CALVINO
Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo più a staccarlo dal selciato.


ITALO CALVINO
Resta il dubbio se ciò che veramente conta sia il lontano punto d'arrivo, il traguardo finale fissato dalle stelle, oppure siano il labirinto interminabile, gli ostacoli, gli errori, le peripezie che danno forma all'esistenza.


JEAN-PAUL SARTRE
Le cose del mondo sono gratuite, prive di senso e di fondamento, allora è solo l’uomo che può dare ad esse un valore e un senso.


JOHN STUART MILL
Le nostre convinzioni non riposano su altra salvaguardia che un invito a tutto il mondo a mostrarle infondate.


JORGE LUIS BORGES
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere una etimologia. Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi. Il ceramista che intuisce un colore e una forma. Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. Chi accarezza un animale addormentato. Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.


JOSÉ SARAMAGO
Cosa volete, Perché  non avete detto subito che cosa volevate, Pensate forse che io non abbia altro da fare, ma l’uomo rispose soltanto alla prima, Datemi una barca, disse […] E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere […] Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L’isola sconosciuta, ripeté l’uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, Chi ve l’ha detto, re, che isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta. (da "L’isola sconosciuta")


JOSÈ SARAMAGO
”Bontà” di sicuro, non è una parola à la page. Per questo penso a quella che si potrebbe definire “bontà attiva”, virtù tanto più difficile perché si manifesta in un periodo storico in cui è palesemente disprezzata, annichilita dal cinismo imperante. In effetti non è facile oggi invitare la gente ad essere buona. Ma per quel che mi riguarda, la bontà viene addirittura prima dell’intelligenza, o meglio è la forma più alta dell’intelligenza. È una bontà che si manifesta nella pratica quotidiana; che non è animata da nessun pensiero salvifico sull’intera umanità; che si accontenta di far “lavorare” il proprio minuscolo granello di sabbia. Nel tentativo di recuperare una relazione umana che sia effettivamente tale. …Se mi dicessero di disporre in ordine di precedenza la carità, la giustizia e la bontà, metterei al primo posto la bontà, al secondo la giustizia e al terzo la carità. Perché la bontà, da sola, già dispensa la giustizia e la carità, perché la giustizia giusta già contiene in sé sufficiente carità. La carità è ciò che resta quando non c’è bontà né giustizia”.


JULIA KRISTEVA
Io penso che ci sia spazio per una nuova umanità. Nell'epoca della globalizzazione, non si confrontano soltanto diverse lingue e religioni, ma anche diverse morali. A noi il compito di intessere una sorta di mantello d'Arlecchino, una specie di passerella ideale tra i codici morali di ciascuno. L'umanità ormai non ci appare più come un universo, ma come un multiverso, e mi appoggio in questo all'astrofisica e alla teoria della proliferazione degli universi possibili. Ecco perché parlo del mantello d'Arlecchino come di una nuova veste sociale e normativa, a cui deve concorrere la stessa rilettura della tradizione e la sua concezione di limite... È molto di più che il richiamo all'usurato concetto di solidarietà. È un incitamento a entrare in contatto con l'estraneo, a comprenderlo, salvaguardando la sua singolarità, la sua eccezione. Per riuscirci, occorre creare una nuova classe di pionieri dell'umanesimo, disposti a combattere la battaglia di una inesausta negoziazione tra differenze.


KARL MARX
La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. La religione è l'oppio dei popoli.


KARL POPPER
Tutta la conoscenza umana rimane fallibile, tutta la conoscenza rimane una congettura. Non esiste nessuna giustificazione o verifica possibile, compresa, beninteso, nessuna verifica definitiva di una confutazione.


KARL POPPER
Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopo domani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.


LUCE IRIGARY
Dobbiamo modificare il nostro modo tradizionale di parlare che,
per lo più, si rivolge all'altro attraverso un senso già codificato, presunto neutrale e universale. Rivolgersi all'altro in quanto altro richiede parole inedite e in qualche maniera uniche, come è sempre nuovo e unico l'incontro con un altro. Richiede anche parole che esprimono, e si indirizzano, a un essere globale, con la propria sensibilità, il proprio corpo. Non si tratta dunque di ripetere un discorso già esistente, ma di creare un dire vivo, direi poietico, che chiama l'altro ad entrare in relazione qui e ora. La parola allora si fa gesto, un gesto che tocca l'altro e lo implica, pur rispettando la sua singolarità. Il che esige che sia mantenuto, in se stessi e fra i due, un silenzio che preservi la dualità dei mondi e delle soggettività, e fornisca un luogo dove possa nascere una parola nuova.


LUIGI PIRANDELLO
La facoltà d'illuderci che la realtà d'oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall'altro ci precipita in un vuoto senza fine.


LUIGI PIRANDELLO
E l'amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.


MAMMIFERO BIPEDE (https://mammiferobipede.wordpress.com/about/elaborazione-atea-del-lutto/)
Ognuno/a di noi è un unicum, irripetibile, una creatura che non esisterà mai più. Siamo il prodotto di un miscuglio genetico con miliardi di variabili, e di un contesto familiare e socio culturale anch’esso unico tra miliardi. Possiamo immaginare milioni di individui, risultanti da diverse combinazioni tra il patrimonio genetico dei nostri genitori, che non sono mai nati. Possiamo immaginare miliardi di individui che sarebbero nati se i nostri genitori si fossero uniti con altri partner: sarebbero stati altri, non noi. Possiamo immaginare il nostro stesso patrimonio genetico, un nostro clone, crescere e vivere una vita diversa, in una famiglia diversa, in una cultura diversa: non saremmo noi, sarebbe qualcun altro/a. Tuttavia l’Universo non è in grado di ospitare questa infinita diversità, ma solo una unica linea probabilistico-temporale, un unico stato di esistenza a fronte di infiniti stati, potenziali, di non esistenza. Noi ci siamo, gli altri miliardi, che possiamo immaginare, non solo non esistono: non esisteranno mai. Bisogna essere pienamente consapevoli del miracoloso privilegio di vivere anche una sola vita.


MARCEL PROUST
Forse l'immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall'immobilità del nostro pensiero nei loro confronti.


MARGHERITE YOURCENAR
Bisogna imparare di nuovo ad amare la condizione umana qual è, accettare i suoi limiti e i suoi rischi, avere un rapporto diretto con le cose, rinunciare ai nostri dogmi di partito, di patria, di classe, di religione, tutti intransigenti e dunque tutti forieri di morte. Quando faccio il pane, penso alla gente che ha fatto spuntare il grano, penso ai profittatori che ne gonfiano artificialmente il prezzo, ai tecnocrati che ne hanno guastata la qualità – non che le tecniche recenti siano necessariamente un male, ma il fatto è che si sono messe al servizio dell’avidità che è certamente un male, e che la maggior parte di esse sussiste solo in virtù di grandi concentrazioni di forze che sono piene di potenziali pericoli. Penso a chi non ha pane, e a chi ne ha troppo, penso alla terra e al sole che fanno crescere le piante. Mi sento idealista e materialista al tempo stesso. Il cosiddetto idealista non vede il pane, né il prezzo del pane, e il materialista, per un curioso paradosso, ignora che cosa significhi quella cosa immensa e divina che chiamiamo “la materia”. (da "Ad occhi aperti")


MARTHA MEDEIROS
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi ...


MILTON BERLE
Vorrei essere un “potrebbe essere” se non posso essere un “sono”, perché forse un “potrebbe essere” è colui che cerca di raggiungere una stella. Preferirei essere di gran lunga un “è stato” piuttosto che un “avrebbe potuto essere”, perché un “avrebbe potuto essere” non è mai esistito, ma un “è stato” una volta era un “è”.


NICOLÁ GÓMEZ DÁVILA
La mente inventa coerenze per avere sonni tranquilli. Poi irrompe l'assurdo.


NORBERTO BOBBIO
L'unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è il mio - è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all'uomo di ragione che all'uomo di fede.


NORBERTO BOBBIO
Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro. L'etica del labirinto richiede che non ci si butti mai a capofitto nell'azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si coordinino le azioni, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d'ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l'itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute.


NORBERTO BOBBIO
Le virtù del laico sono il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui.


NORBERTO BOBBIO
Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell'uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all'immensità dell'universo.


PAOLINA LEOPARDI
La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e non solo il dubbio giova a scoprire il vero, ma il vero consiste essenzialmen


PHILIP ROTH
Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla. Tutto ciò che non sappi


PIERGIORGIO ODDIFREDDI
Quanto al senso della vita, credo comunque che la domanda sia mal posta: il senso è una proprietà delle frasi del linguaggio e non degli eventi. Chiedersi che senso ha la vita è come chiedersi che colore o che tonalità abbia, o che senso abbia un elettrone.


PIERPAOLO PASOLINI
Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune. (...) È un potere che manipola i corpi in un modo orribile (...) Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono (...) un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico che voleva (...) che il popolo consumasse in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.


PREGHIERA INDIANA
Amami, ma non fermare le mie ali se vorrò volare. Non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi. Amami con l’umile certezza del tuo Amore ed io non andrò più via e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero. Se sarai con me ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.


RAINER MARIA RILKE
Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso.


RAINER MARIA RILKE
Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e… cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera. Non cercare ora le risposte che possono esserti date poiché non saresti capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora. Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.


RAJ PATEL
In tutte le civiltà umane esiste l’idea di mercato come luogo deputato all’incontro tra persone con bisogni diversi che desiderano scambiare beni e servizi. La caratteristica dei mercati di oggi è che lo scambio è guidato non dai bisogni, ma dal profitto. È pura ideologia pensare che la società possa funzionare al meglio lasciando i mercati liberi di perseguire il profitto, e che i mercati possano operare efficacemente soltanto limitando le interferenze al minimo. Le regole che governano il funzionamento dei mercati sono stabilite dai potenti; il nostro dramma è aver permesso che questo accadesse. … La fame nel mondo non ha assolutamente nulla a che vedere con il divario tra la quantità di cibo disponibile e il numero di persone affamate. Attualmente la Terra produce risorse alimentari a sufficienza per nutrire una volta e mezza l’intera popolazione mondiale. Se molti non hanno di che nutrirsi è perché il cibo viene distribuito tramite il mercato, come proprietà privata, e coloro che muoiono di fame sono troppo poveri per potersi permettere un’alimentazione adeguata. Se la popolazione mondiale fosse meno numerosa ma il cibo venisse distribuito allo stesso modo, gli indigenti farebbero comunque la fame. (da "Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo")


RICHARD DAWKINS
La natura non è crudele, è solo indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo.


SÁNDOR MÁRAI

Le persone appartenenti allo stesso gruppo sanguigno sono le uniche che possano donare tra loro il sangue. Anche un'anima può soccorrerne un'altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale.


SAUL BELLOW
A me stanno a cuore sentimenti e desideri e nostalgie; e la memoria emotiva non è qualcosa di comparabile alla balistica o al prodotto lordo.


SAVINIEN DE CYRANO DE BERGERAC
Quando, gettati tre dadi sulla tavola, viene tris di due, oppure tre, quattro e cinque, oppure doppio sei e uno, direte: "Che miracolo! in ogni dado è uscito lo stesso punto, mentre ne potevano uscire tanti altri! Che miracolo! sono usciti tre punti consecutivi! Che miracolo! sono usciti esattamente due sei e l'opposto del terzo". Son certo che essendo uomo di spirito, non farete mai simili esclamazioni. Infatti, poiché sui dadi c'è solo una data quantità di numeri, è impossibile che non ne esca qualcuno. E con tutto ciò vi stupite che la materia, mescolata alla rinfusa, secondo il capriccio del caso, abbia costituito un uomo, considerando tutte le cose che sono necessarie alla sua costruzione. Ma non sapete che sulla via della formazione dell'uomo, la materia si è fermata un milione di volte a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, e tutto ciò per l'eccesso o il difetto delle figure che occorrevano o non occorrevano per determinare un uomo? Sí che non fa meraviglia che un'infinità di materia che cangia e si muove senza posa abbia prodotto a caso i pochi animali, minerali e vegetali che vediamo, più di quanto non meravigli che in cento gettate ai dadi esca un tris. Allo stesso modo è impossibile che da quel moto non si produca qualche cosa; la quale sarà sempre guardata con meraviglia da uno sventato che non riesca a capire quanto poco ci sia mancato che non si producesse.


SENECA
Ecco un altro problema: come ci si deve comportare con gli uomini? Che facciamo? Che insegnamenti diamo? Di non versare sangue umano? È davvero poco non fare del male al prossimo cui si dovrebbe fare del bene! È proprio un grande merito per un uomo essere mite con un altro uomo! Insegneremo a porgere la mano al naufrago, a mostrare la strada a chi l'ha perduta, a dividere il pane con chi ha fame? Perché elencare tutte le azioni da compiere e da evitare quando posso insegnare questa breve formula che comprende tutti i doveri dell'uomo: tutto ciò che vedi e che racchiude l'umano e il divino, è un tutt'unico; noi siamo le membra di un grande corpo. La natura ci ha generato fratelli, poiché ci ha creato dalla stessa materia e indirizzati alla stessa meta; ci ha infuso un amore reciproco e ci ha fatti socievoli. Ha stabilito l'equità e la giustizia; in base alle sue norme, chi fa del male è più sventurato di chi il male lo riceve. Medita e ripeti spesso questo verso: sono un uomo, e niente di ciò che è umano lo giudico a me estraneo. Mettiamo tutto in comune: siamo nati per una vita in comune. La nostra società è molto simile a una volta di pietre: cadrebbe se esse non si sostenessero a vicenda, ed è proprio questo che la sorregge.


SIGMUND FREUD
Se si cerca di inserire la religione nel percorso evolutivo dell’umanità, essa non appare come una conquista permanente, ma piuttosto un corrispettivo della nevrosi attraverso cui ogni individuo civilizzato deve passare nel suo itinerario dall’infanzia alla maturità.


THOMAS MANN
La felicità non sta nell'essere amati: questa non è che una soddisfazione di vanità mista a disgusto. La felicità sta nell'amare, e nel carpire tutt'al più qualche illusorio istante di vicinanza all'oggetto amato.


UMBERTO GALIMBERTI
Ci sono dei nomi che, a furia di essere usati, si solidificano, acquistano esistenza, diventano cose. Così è capitato alla parola "anima" e alla parola “coscienza" che sono nate quando nel 1600 la cultura occidentale, divenuta "scientifica", ha ridotto il corpo a una semplice sommatoria di organi. Da allora tutto quello che non si riusciva a spiegare a partire al semplice "organismo" fu addebitato a un'entità incorporea che rispondeva ai nomi di "anima", "psiche", "coscienza", di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno se non si fosse ridotto il corpo vivente a semplice organismo, a corpo-cosa. Ora che le parole "anima", "coscienza", "mente" sono entrate nel nostro linguaggio e si sono radicate nelle nostre abitudini linguistiche, usiamole pure, ma, ricordandone la loro genesi, evitiamo di pensarle come "entità" o come "sostanze" che sopravvivono alla morte del nostro corpo. Perché se proprio vogliamo dare alla parola "anima" un significato, l'unico possibile è quello che nomina il rapporto che il nostro corpo (e non il nostro organismo) ha con il mondo, essendo il nostro, un corpo impegnato in un mondo dove veicola le sue intenzioni e da cui riceve risposte che poi rielabora per ulteriori azioni, finché è corpo vivente. Estinta la relazione col mondo, il corpo diventa cadavere, e l'anima, questa parola che nomina la nostra nostra relazione con il mondo, si estingue con lui.


UMBERTO GALIMBERTI
A me non piace la definizione di "ateo" perché ad affibbiarmela sono coloro che credono in Dio e guardano il mondo esclusivamente dal loro punto di vista, dividendolo in quanti credono o non credono. In questa etichettatura c'è tutta la prepotenza del loro schema mentale, che fa della loro fede la discriminante tra gli uomini.


UMBERTO GALIMBERTI
Ci sono dei nomi che, a furia di essere usati, si solidificano, acquistano esistenza, diventano cose. Così è capitato alla parola "anima" e alla parola "coscienza" che sono nate quando nel 1600 la cultura occidentale, divenuta "scientifica", ha ridotto il corpo a una semplice sommatoria di organi. Da allora tutto quello che non si riusciva a spiegare a partire al semplice "organismo" fu addebitato a un' entità incorporea che rispondeva ai nomi di "anima", "psiche", "coscienza", di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno se non si fosse ridotto il corpo vivente a semplice organismo, a corpo-cosa. Ora che le parole "anima", "coscienza", "mente" sono entrate nel nostro linguaggio e si sono radicate nelle nostre abitudini linguistiche, usiamole pure, ma, ricordandone la loro genesi, evitiamo di pensarle come "entità" o come "sostanze" che sopravvivono alla morte del nostro corpo. Perché se proprio vogliamo dare alla parola "anima" un significato, l' unico possibile è quello che nomina il rapporto che il nostro corpo (e non il nostro organismo) ha con il mondo, essendo il nostro, un corpo impegnato in un mondo dove veicola le sue intenzioni e da cui riceve risposte che poi rielabora per ulteriori azioni, finché è corpo vivente. Estinta la relazione col mondo, il corpo diventa cadavere, e l' anima, questa parola che nomina la nostra relazione con il mondo, si estingue con lui.


UMBERTO GALIMBERTI
Io la domanda sul senso non me la pongo, perché il senso della vita, la parola senso, è una parola che nasce solo all'interno della tribù cristiana. I cristiani concepiscono il tempo come un tempo escatologico, èskhatos è una parola che significa ultimo, quindi pertinente all'interpretazione dei destini ultimi dell'uomo, dove alla fine si realizza quello che all'inizio era stato annunciato. Allora il tempo acquista un senso perché iscritto in un disegno, in un progetto. I greci invece pensavano che il tempo fosse ciclico, primavera estate autunno inverno, e quindi gli uomini seguivano il destino della natura, la quale natura non ha senso è semplicemente la ripetizione della sua vitalità. I greci non si ponevano il senso della vita, perché il loro tempo non era iscritto in nessun disegno ma era iscritto in un ciclo che era il ciclo naturale. Io sono greco e quindi mi pongo in questo ciclo e non mi pongo la domanda del senso.


VOLTAIRE
Il dubbio è decisamente scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno.


WISLAWA SZYMBORSKA
L’ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Anche carnefici, dittatori, fanatici, demagoghi in lotta per il potere con l'aiuto di qualche slogan, purché gridato forte, amano il proprio lavoro e lo svolgono altresì con zelante inventiva. D'accordo, loro “sanno”. Sanno, e ciò che sanno gli basta una volta per tutte. Non provano curiosità per nient'altro, perché ciò potrebbe indebolire la forza dei loro argomenti. E ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita. Nei casi più estremi, come ben ci insegna la storia antica e contemporanea, può addirittura essere un pericolo mortale per la società. Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra. Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so” sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca. (dal discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel)


WISLAWA SZYMBORSKA
C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita. È tutto in ordine dentro e attorno a lui. Per ogni cosa ha metodi e risposte. È lesto a indovinare il chi il come il dove e a quale scopo. Appone il timbro a verità assolute, getta i fatti superflui nel tritadocumenti, e le persone ignote dentro appositi schedari. Pensa quel tanto che serve, non un attimo in più, perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio. E quando è licenziato dalla vita, lascia la postazione dalla porta prescritta. A volte un po’ lo invidio - per fortuna mi passa.


ZYGMUNT BAUMAN
La nostra vita è un'opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l'arte della vita dobbiamo, come ogni artista, quale che sia la sua arte, porci delle sfide difficili; dobbiamo scegliere obiettivi che siano ben oltre la nostra portata, ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l'impossibile. E possiamo solo sperare, senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe, di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all'altezza della sfida. L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. (da "L'arte della vita")


ZYGMUNT BAUMAN
Quando Dio domandò a Caino dove si trovasse Abele, Caino, adiratosi, replicò con un'altra domanda: «Sono forse il custode di mio fratello?».Il maggiore filosofo morale della nostra epoca, Emmanuel Levinas, osservò: da quella rabbiosa domanda di Caino ebbe inizio ogni immoralità. Certamente sono io il custode di mio fratello; e sono e rimango un essere morale fin tanto che non chiedo un motivo speciale per esserlo. Che io lo ammetta o no, sono il custode di mio fratello perché il suo benessere dipende da ciò che io faccio o che mi astengo dal fare. Sono un essere morale perché riconosco questa dipendenza e accetto la responsabilità che ne consegue. Nel momento in cui metto in discussione tale dipendenza domandando ragione — come face Caino — del perché dovrei prendermi cura degli altri, in questo stesso momento abdico alla mia responsabilità e non sono più un essere morale.


Paesaggi di parole

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