Premessa

 

La grammatica è l’insieme delle regole che determinano una lingua.

Sono suddivise in fonologia, morfologia e sintassi.

La fonologia studia i suoni che formano le parole di una lingua.

La sintassi studia le relazioni, nella frase, tra le parti che la compongono.

La morfologia studia le parti del discorso.

Tutte le parole che compongono il discorso, della stragrande maggioranza delle lingue parlate o scritte, si riducono a nove specie diverse.

L’Albero della Grammatica mostra e spiega queste nove parti:

articolo, sostantivo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione

ARTICOLO definizione

Diminutivo di ‘arto’ con il significato di articolazione o giuntura tra le parole.

Parte variabile del discorso che, premesso al nome, aiuta a indicarlo specificandone il genere e il numero.

 

L’articolo si divide in:

determinativo

indeterminativo

partitivo

 

L’articolo può sostantivare altre parti del discorso che non sono propriamente sostantivi.

il viaggiare (verbo) è sempre utile.

lo strano (aggettivo) è che lui abbia vinto.

ARTICOLO DETERMINATIVO

Indica un nome in modo preciso

 

________     singolare          plurale

Maschile          il / lo(l’)           i / gli

Femminile         la (l’)                 le

 

◉  il, i si usano generalmente davanti a parole maschili che iniziano per consonante, tranne i casi in cui si usano lo,gli.

 

◉  lo, gli si usano davanti a parole di genere maschile che iniziano per

▶︎ vocale (in questo caso lo si apostrofa)

l’amico, gli amici, l’eremo, gli eremi, l’orologio, gli orologi, …

▶︎ semivocale

lo yogurt, lo yoga, …

▶︎ s impura, seguita cioè da consonante (in questo caso lo si apostrofa)

lo sciacallo, gli sciacalli, lo sputo, gli sputi, lo studio, gli studi, …

▶︎ gn, pn, ps, x, z

lo gnocco, gli gnocchi, lo pneumatico, gli pneumatici, lo psicologo, gli psicologi, lo xilofono, gli xilofoni, lo zoo, gli zoo, …

 

FANNO ECCEZIONE

il dio, gli dei, per lo più, per lo meno.

 

◉  la, le si usano davanti a parole di genere femminile:

la mamma, le mamme, la marmellata, le marmellate, …

▶︎ la davanti a vocale si apostrofa sempre, le non si apostrofa mai:

l’amica, le amiche, l’amaca, le amache.

▶︎ la davanti a semivocale non si apostrofa:

la iuta, la ionosfera, …

 

L’ARTICOLO DETERMINATIVO SI USA:

▶︎ per indicare in senso generico:

Il gatto è un animale indipendente (tutti i gatti).

▶︎ per indicare una cosa o un oggetto determinato:
Passami il libro (quel libro).
▶︎ per indicare un’azione che si svolge a intervalli regolari:
La domenica vado a trovare la mamma (ogni domenica).
▶︎ davanti a pronomi ed aggettivi possessivi:
La mia auto è fuori uso.
▶︎ con cognomi di personaggi femminili celebri: 

la Deledda, la Iotti, la Fincato, …
▶︎ con tutti i cognomi al plurale:
i Rossi, i Bianchi, …
▶︎ con soprannomi e pseudonimi:
il Caravaggio, lo Sberla, lo Spugna, il Jovanotti, …
▶︎ con nomi geografici:
il Garda, l’Europa, l’Elba, il Mincio, …

 

FANNO ECCEZIONE

molte isole soprattutto quelle di piccole dimensioni:
Capri, Ischia.

 

L’ARTICOLO DETERMINATIVO NON SI USA
▶︎ con i nomi propri di persona usati senza alcuna specificazione:
Michele arriva questa sera. Il signor Michele arriva questa sera.
▶︎ con i cognomi di persona maschili usati senza alcuna specificazione:
Rossi, il buon Rossi, il dott. Rossi.
▶︎ con tutti i nomi di parentela preceduti dagli aggettivi possessivi mio, tuo, suo, nostro, vostro:
Mio padre, nostro nonno, vostra madre.

 

POSSONO FARE ECCEZIONE
▶︎ babbo e mamma.
Il mio babbo, la nostra mamma.
▶︎ con i nomi di città e paesi purché senza alcun attributo:
Roma è una città bellissima. La Roma imperiale è una città unica.

 

FANNO ECCEZIONE 
L’Aia, L’Aquila, La Spezia, Il Cairo, La Mecca.
▶︎ le insegne e le indicazioni in genere:
Incrocio pericoloso. Lavori in corso. Ospedale, stadio, alimentari.
▶︎ se si vuole dare un senso partitivo:
A pranzo ho bevuto birra.
▶︎ per dare maggiore incisività ad un’azione:
Ho studiato giorno e notte.

ARTICOLO INDETERMINATIVO

Indica un nome in modo generico.

________     singolare

maschile           un / uno

Femminile       una (un’)

 

L’articolo indeterminativo non ha la forma plurale che tuttavia può essere resa:
▶︎ non esprimendo l’articolo:
Michele beve alcolici. Michele comprò giornali e riviste.
▶︎ con l’articolo partitivo con il significato di qualche, alcuni, un po’di:
Michele mangia dei biscotti col te. Michele indossa degli abiti sgargianti.

 

◉ un si usa davanti a parole maschili che iniziano per vocale o consonante.
un amico, un toro, un albero, un fiore, … 

▶︎ un non è mai seguito dall’apostrofo.

 

◉ uno si usa davanti a parole di genere maschile che iniziano per:
▶︎ s impura, seguita cioè da consonante:
uno sciacallo, uno sputo, uno studio, … 
▶︎ gn, ps, x, z
uno gnocco, uno psicologo, uno xilofono, uno zoo, …
▶︎ y semiconsonantica
uno yogurt, …

 

◉ una si usa davanti a parole di genere femminile che iniziano per consonante:
una giraffa, una tavola, … 

▶︎ una si apostrofa davanti a nome che inizia per vocale tranne i nomi che iniziano con seguita da vocale:
un’altalena, un’amica, una iena, …

ARTICOLO PARTITIVO

Indica una parte indefinita di un tutto.

 

L’articolo partitivo indica una parte indefinita di un tutto e rappresenta il plurale dell’articolo indeterminativo. 

◉  È composto dalla preposizione semplice di + articolo determinativo.

 

                           singolare           plurale

Maschile        del / dello       dei / degli

Femminile         della                delle

 

Non esiste una regola fissa per l’uso del partitivo.

Molto spesso è espresso con qualche, alcuniun po’ di:
Michele vorrebbe dei libri.
Michele vorrebbe alcuni libri.
Michele vorrebbe un po’ di libri.
Michele vorrebbe libri.

definizione

Deriva dal latino substantia = sostanza.

Parte variabile del discorso che indica esseri viventi, cose, fatti o azioni, concetti, sensazioni, sentimenti.

Abbiamo trattato il sostantivo:

 

Secondo il significato

concreto, astratto, comune, proprio, individuale, collettivo.

 

Secondo la forma

il sostantivo ha un genere e un numero.

 

Secondo la formazione

il sostantivo si distingue in primitivo, derivato, alterato.

SECONDO IL SIGNIFICATO

Secondo il significato il sostantivo può essere: concreto, astratto, comune, proprio, individuale, collettivo.

 

Concreto

Appartengono a questa categoria tutti gli esseri viventi e tutte le cose del mondo reale percepibili quindi con i nostri sensi.

Animale, bambino, odore, calore, vaso…

 

Astratto

Rientrano in questa categoria i sentimenti, i concetti e tutto ciò che non è percepibile con i nostri sensi.

Odio, pensiero, amore, virtù, intelligenza, …

 

Comune

Rientrano in questa categoria esseri viventi o cose appartenenti ad una stessa classe o specie, considerati in senso generico.

Pittore, uomo, paese, lago, stato, …

 

Proprio

Rientrano in questa categoria esseri viventi o cose che si vogliono distinguere dalla classe o specie a cui appartengono. 

Si scrivono sempre con l’iniziale maiuscola.

Picasso, Michele, Soave, Trasimeno, Italia, …

 

Oltre ai nomi propri si scrivono sempre con la lettera maiuscola:

i soprannomi:

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Federico I il Barbarossa

gli pseudonimi:

Gilberto Duili (Luigi Bertoldi), Alberto Moravia (Alberto Pincherle)

le personicazioni:

il Gatto con gli Stivali, la Lepre Marzolina.

 

Individuale

Quando indica un solo essere o una sola cosa.

Giocatore, pecora, nave, ape, aereo, …

 

Collettivo

Pur avendo forma singolare indica un insieme, un gruppo di esseri viventi o di cose, in numero determinato o indeterminato.

Squadra, gregge, otta, sciame, stormo, …

 

I nomi collettivi in quanto singolari sono seguiti dal verbo alla terza persona singolare, tuttavia l’uso della forma plurale del verbo è ammesso quando del nome collettivo è indicato il tipo di elementi che lo compongono.

La squadra fece un’ottima gara.

Il gregge torna sempre all’imbrunire.

La otta salpò all’improvviso.

Lo sciame invase il piccolo giardino.

Uno sciame di vespe invase (invasero) il giardino.

SECONDO LA FORMA

 

Secondo la forma il sostantivo ha un genere e un numero

 

◉ Genere
Si intende la classificazione fondata sulla distinzione dei sessi. I sostantivi possono essere maschili o femminili.

Consulta “formazione del femminile”

 

◉ Numero
Il numero del sostantivo può essere: singolare plurale.

Consulta “formazione del plurale”

_________________ IL MASCHILE

Sono maschili:

 

 tra gli esseri animati generalmente i nomi di persone e animali appartenenti a questo genere.

 

 Per tutti gli esseri inanimati invece non esiste alcuna regola ci si può tuttavia basare sulla terminazione e sul significato dei nomi. quasi tutti i nomi che terminano in o, i, per consonante e alcuni che terminano in e:

il tavolo, il brindisi, il tennis, il prete… 

ci sono rare eccezioni: 

la mano, la radio, la crisi…

 

 i nomi che indicano metalli: 

il ferro, il bronzo, …

 

 i nomi che indicano piante: 

il pino, il frassino, il melo…
Fanno eccezione:

la betulla, la mimosa, la vite, la palma…

 

 i nomi che indicano giorni e mesi: 

gennaio, febbraio, lunedì…
Fa eccezione:

la domenica

 

 i nomi che indicano monti, fiumi, laghi, mari, oceani:

il Gran Sasso, il Piave, il Garda, il Tirreno, il Pacifico…
Fanno eccezione: 

le Alpi, la Dora Baltea, la Senna…

_________________ IL FEMMINILE

 

Sono femminili:

 

◉ tra gli esseri animati generalmente i nomi di persone e animali, appartenenti a questo genere.

 

◉ Per tutti gli esseri inanimati invece non esiste alcuna regola ci si può tuttavia basare sulla terminazione e sul significato dei nomi.

 

◉ la maggior parte dei nomi che terminano in au, e alcuni che terminano in e:

la tazzina, la gru, l’incudine, …

Ci sono numerose eccezioni: 

il poeta, il cucù, lo gnu, il pentagramma…

 

◉ i nomi che indicano frutti: 

la mela, la pera, l’arancia… 

Sono tuttavia maschili: 

il dattero, il kiwi…

 

◉ i nomi che indicano città, isole, continenti:

la Torino sabauda, l’America…
Fanno eccezione:

il Cairo, il Madagascar…

 

I nomi stranieri, usati ormai comunemente anche in italiano, mantengono solitamente lo stesso genere della lingua d’origine. Il genere neutro, presente in altre lingue, viene in italiano sostituito dal maschile: 

il basket, la pelota, il corner…

_________________ FORMAZIONE DEL FEMMINILE

FIRENZE 1255 ca. – 1324

Mercante fiorentino e guelfo bianco, fu esponente dell’ala democratica della fazione e collaborò agli Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella, che escludevano i magnati dall’esercizio del potere. Divenuto priore, sì oppose fermamente all’intervento di Carlo di Valois, voluto dai Neri e pur evitando l’esilio, fu costretto a dimettersi. La CRONICA da lui redatta, quasi un memoriale, rievoca in chiave autobiografica la Firenze degli anni 1280 – 1312.

_________________ FORMAZIONE DEL PLURALE

MONTELLA (AV) 1227 ca. – 1281 ca.

Mancano precise attestazioni sul periodo in cui visse. Appartenente forse alla famiglia di S. Tommaso d’Aquino, fu tra gli esponenti della scuola siciliana più apprezzati dai contemporanei. Della sua opera restano 11 componimenti: canzoni di stile aulico, una canzonetta di tono popolareggiante e di stile medio, due sonetti.

SECONDO LA FORMAZIONE

 

Secondo la formazione il sostantivo si distingue in: primitivo, derivato, ed alterato.

 

◉ Primitivo
Perché non deriva da nessun’altra parola italiana.

 

◉ Derivato 
Deriva da un nome primitivo. È un nome che indica qualcosa di diverso dal nome primitivo da cui deriva, e nasce dall’aggiunta di un suffisso o di un prefisso alla radice del nome primitivo.
Pane, pan-ificio, con-pan-atico, pan-ettiere.

 

◉ Alterato
Con l’aggiunta di suffissi altera la forma ma non il significato al quale viene aggiunta una valenza qualificativa. Il sostantivo alterato si divide in quattro gruppi: diminutivo, accrescitividispregiativi e vezzeggiativi.

_________________ SOSTANTIVO ALTERATO

 

Il sostantivo alterato si divide in quattro gruppi: diminutivi, accrescitivi, dispregiativi e vezzeggiativi.

 

◉ Diminutivi

Esprimono dimensioni più piccole del normale. Si formano aggiungendo alla radice uno dei seguenti suffissi: ino, icino, icello, icciolo, ello.

Ombrello ombrellino; cuore cuoricino; fiume fiumicello; porto porticciolo; …

 

◉ Accrescitivi 

Esprimono dimensioni più grandi del normale. Si formano aggiungendo alla radice uno dei seguenti suffissi: one, otto, ozzo, accione, acchione.

Bambino bambinone; bicchiere bicchierotto; barile barilotto; uomo omaccione; …

 

◉ Dispregiativi 

Esprimono disprezzo, ironia. Si formano aggiungendo alla radice uno dei seguenti suffissi: accio, astro, onzolo, ucolo, ercolo, upola.

Paese paesaggio; uomo uomastro; poeta poetucolo; professore professorucolo; casa casupola; …

 

◉ Vezzeggiativi

Esprimono dimensioni più piccole del normale aggiungendovi le qualità di simpatia, di graziosità. Si formano aggiungendo alla radice uno dei seguenti suffissi: etto, erello, olo, olino, uccio, uzzo.

Sonno sonetto; vino vinello; figlio figliolo; topo topolino; albero alberuccio; …

 

Può accadere che un nome alterato cambi genere rispetto al suo primitivo:

la tavola, il tavolozze, …

 

Sono detti falsi alterati quei nomi che si trovano ad avere una terminazione tipica degli alterati ma che di fatto sono nomi primitivi non avendo alcun rapporto di significato con quelli da cui sembrano derivare.

Tra le seguenti coppie di nomi non vi è alcuna relazione:

mulino mulo; mattone matto; tacchino tacco; burrone burro; tifone tifo; lampone lampo; …

 

Sono detti nomi composti quei sostantivi con significato proprio formati dalla fusione di due o più parole. Alcuni esempi:

capostazione (nome + nome); cassaforte (nome + aggettivo); mezzaluna (aggettivo + nome); sordomuto (aggettivo + aggettivo); saliscendi (verbo + verbo); apriscatole (verbo + nome); buttafuori (verbo + avverbio); malessere (avverbio + verbo); sempreverde (avverbio + aggettivo); soprannome (preposizione + nome) capodanno (nome + preposizione + nome)

 

Decisamente complessi i plurali dei nomi composti anche perché accompagnati da copiose eccezioni. Di aiuto possono essere il ragionamento e il consenso.

 

▶︎ Formano il plurale solo del primo elemento i composti formati da:

nome + nome quando i due elementi appartengono a generi diversi:

pescespada, pescispada; …

un’eccezione per tutte: banconota, banconote.

 

▶︎ Restano invariati i composti formati da

verbo + verbo:

il dormiveglia, i dormiveglia; …

verbo + avverbio:

il buttafuori, i buttafuori; …

avverbio + verbo:

il benestare, i benestare; …

 

▶︎ Entrambi gli elementi prendono la forma plurale nei composti formati da

nome + aggettivo:

Cassaforte, casseforti; …

Un’eccezione su tutte:

camposanto, camposanto.

 

▶︎ Formano il plurale del secondo elemento i composti formati da

nome + nome:

arcobaleno, arcobaleni; …

quando gli elementi appartengono ad un unico genere.

Eccezione pomodoro che accetta tre plurali:

pomodori, pomodoro, pomidori.

aggettivo + nome:

gentildonna, gentildonne; …

aggettivo + aggettivo:

pianoforte, pianoforti; …

verbo + nome:

battibecco, battibecchi; …

Un’eccezione a caso:

lo spartitraffico, gli spartitraffico; …

preposizione + nome:

antipasto, antipasti; …

Quando il nome è femminile, i composti restano invariati:

i retroscena, i retroscena; …

Talvolta restano invariati anche quando il nome è al maschile:

il senzatetto, i senzatetto; …

Tutti i nomi femminili formati dalle parole sopra/sovra:

la sopratassa, le sopratasse; …

 

definizione

?/? – Fu autore di una CRONICA in cui si narrano avvenimenti della città di Roma e del mondo nel periodo compreso fra 1325 e il 1357. Dalla sua opera si evince che la sua cultura fu improntata allo studio dei classici e della retorica, che probabilmente studiò presso l’Università di Bologna. Visse a Roma fra 1357 e 1360.

PRONOMI PERSONALI

CERTALDO o FIRENZE 1313 – CERTALDO 1375

• Figlio naturale di un agente bancario dei Bardi, finanziatori della monarchia angioina, fu inviato a Napoli per completare l’apprendistato bancario con lo studio del diritto. Gli intellettuali gravitanti attorno alla corte del mecenate Roberto d’Angiò orientarono la sua cultura verso l’erudizione enciclopedica, che ne caratterizzò gli interessi e la produzione letteraria. Costretto a rientrare a Firenze per sopravvenute difficoltà economiche del padre, si pose rapidamente in contatto con personalità di rilievo, quali Forese Donati, Sennuccio del Bene, Giovanni Villani e girò per varie corti del Nord, forse in cerca di una sistemazione. Intorno al 1348, negli anni della peste, ricoprì vari incarichi a Firenze e conobbe Petrarca, la cui amicizia influenzò l’adesione ai nuovi ideali umanistici. Malattie, dispiaceri familiari contrassegnarono gli ultimi anni, resi difficili anche dalla povertà incombente, cui cercò di porre rimedio prendendo gli ordini minori, che garantivano una piccola rendita. Tuttavia non smise l’attività intellettuale dedicandosi alla stesura di una biografia ed alla raccolta di opere dantesche, infine alla pubblica lettura ed al commento della Commedia, affidatigli dal Comune fiorentino. La vasta produzione di Boccaccio consta di opere in poesia ed in prosa oltre che di opere erudite in latino composte dopo il 1351, allorché si dedicò agli studi classici. Al genere narrativo in volgare appartengono: FILOCOLO, o VINTO D’AMORE, romanzo in prosa tratto da una leggenda medievale, incentrata sugli amori di Florio e Biancifiore; COMEDIA DELLE NINFE, o NINFALE D’AMETO, in prosa alternata a rime dantesche, in cui sette ninfe, che simboleggiano le virtù cardinali e teologali, raccontano al pastore Ameto le loro esperienze sentimentali; ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA, un romanzo costituito dal lungo monologo della protagonista – Fiammetta – la quale narra l’infelice amore per il mercante fiorentino Panfilo; DECAMERON, cento novelle che l’autore immagina raccontate da sette donne e tre uomini, e che si impone per la novità dei registri stilistici utilizzati e per l’espressione di valori propri della borghesia mercantile cui era destinato come libro di lettura amena; CORBACCIO, titolo che allude alla frusta, oppure al corvo, simbolo della passione amorosa, una satira contro le donne scritta in forma di invettiva.

PRONOMI RELATIVI

FIRENZE 1336 – 1386

• Di famiglia agiata, tenne cariche pubbliche a Firenze e fu podestà di Montecatini; scrisse una CRONACA FIORENTINA che da Adamo giunge fino al 1385.

PRONOMI POSSESSIVI

TERRANOVA IN VALDARNO (AR) 1380 – FIRENZE 1459

• Storico ed erudito, latinista e scrittore elegante, ricoprì l’incarico di segretario apostolico in Vaticano; soggiornò a lungo in Europa, recuperando antichi codici di opere classiche, fu cancelliere della Repubblica Fiorentina. La sua produzione, tutta in latino, consta di trattati, di una vasta produzione epistolare e di opere storiografiche da cui emerge la concezione che gli eventi storici siano frutto della volontà politica di singole individualità.

PRONOMI DIMOSTRATIVI

AREZZO 1370 – FIRENZE 1444

• Detto Aretino; abile traduttore dal greco in latino di opere storiografiche, filosofiche, oratorie, divenne funzionario della Curia romana durante il pontificato di Innocenzo VII, e fu cancelliere della repubblica fiorentina. La sua produzione, tutta in latino, è volta ad esaltare la validità della lingua volgare di fronte alle lingue classiche, e a promuovere l’abbandono della concezione provvidenzialistica della storia di stampo medievale.

PRONOMI INDEFINITI

BARBERINO IN VALDELSA (FI) 1370 ca. – FIRENZE 1432

• Cantore di piazza, tradusse e rielaborò molti romanzi francesi tratti dalle leggende del ciclo carolingio e bretone, arricchendoli di particolari avventurosi ed eliminandone il primitivo carattere aristocratico e militare, per adattarli alle esigenze di un pubblico borghese. Tra i più famosi sono: I REALI DI FRANCIA, GUERIN MESCHINO.

PRONOMI INTERROGATIVI ED ESCLAMATIVI

FIRENZE 1320 ca. – 1370 ca.

• Discendente da una famiglia di giudici, esercitò la mercatura e forse ricoprì anche qualche incarico pubblico. Scrisse un LIBRO DI BUONI COSTUMI, una raccolta di precetti di ordine morale e comportamentale senza ordine preciso, ad uso dei mercanti.

definizione

GENOVA 1404 – ROMA 1472

• Figlio forse naturale di Lorenzo di Benedetto, si laureò in diritto canonico, coltivò lo studio della matematica e della fisica, abbracciò la carriera ecclesiastica. Fu segretario apostolico della Curia pontificia e grande architetto. Grazie alla sua opera ed alle sue iniziative, la concezione dell’Umanesimo fu estesa anche alla lingua volgare.

AGGETTIVO QUALIFICATIVO

L’AQUILA 1466 – ROMA 1500

• Serafino de’ Ciminelli, membro dell’Accademia di Paolo Cortese, abile recitatore ed improvvisatore, musicista geniale e stravagante, fu autore di strambotti, ecloghe, sonetti, barzellette frottole, opere teatrali; ebbe successo enorme e molti imitatori, soprattutto in Inghilterra.

_________________ I GRADI DELL'AGGETTIVO

REGGIO EMILIA 1474 – FERRARA 1533

• Primogenito di un funzionario dei duchi di Este, venne costretto dal padre a compiere studi giuridici. Rimasto orfano, dovette occuparsi della numerosa famiglia in precarie condizioni economiche. Entrò pertanto nella schiera dei funzionari di corte stipendiati, ma ottenne anche incarichi politici e diplomatici di rilievo. Dopo una prima fase letteraria, caratterizzata dalla produzione di tragedie e di componimenti latini, si orientò verso la commedia, che offriva spunti per descrivere costumi e vizi umani. Negli anni maturi si dedicò con costanza alla composizione di RIME in volgare di stampo petrarchesco, delle SATIRE di ispirazione oraziana, e del poema epico ORLANDO FURIOSO, nato come continuazione dell’INNAMORATO di Boiardo, in cui azione epica e romanzesca si sovrappongono in una pluralità di toni narrativi che fanno dell’opera un modello di letteratura moderna.

AGGETTIVO DETERMINATIVO

AREZZO 1492 – VENEZIA 1556

• Figlio di un calzolaio che aveva abbandonato la famiglia, rifiutò il cognome paterno sostituendolo con quello della città di provenienza. Dopo un periodo di apprendistato come pittore, si impose come libellista, commediografo ed autore di sonetti satirici, detti pasquinate. Amico di letterati e potenti, godette di un enorme successo internazionale soprattutto quando ebbe la protezione dell’imperatore Carlo V. Tra la sua vastissima produzione. spiccano i sei dialoghi di prostitute noti sotto il nome di RAGIONAMENTO o SEI GIORNATE, che, in quanto volti alla formazione della perfetta puttana, costituiscono un rovesciamento dissacrante dei trattati d’amore o dei manuali del perfetto uomo di corte.

_________________ AGGETTIVO NUMERALE

CASTELNUOVO SCRIVIA (AL) 1485 – BAZENS (FRANCIA) 1561

• Novelliere e cortigiano. Entrò nell’Ordine Domenicano, ma fu attratto dalla vita di corte e si pose alle dipendenze di grandi casate per le quali svolse incarichi diplomatici; concluse brillantemente la propria carriera in Francia, dove fu nominato vescovo di Agen e si occupò della raccolta di un corpus di Novelle, che, a differenza di quelle di Boccaccio, non seguono un criterio strutturale o tematico.

_________________ AGGETTIVO POSSESSIVO

VENEZIA 1470 – ROMA 1547

• Di famiglia patrizia, percorse la carriera ecclesiastica fino al cardinalato; fu segretario della Curia pontificia, storiografo e bibliotecario della Repubblica Veneta per la quale curò una HISTORIA VENETA, che tradusse in volgare. E in volgare scrisse le RIME, di imitazione petrarchesca, il dialogo GLI ASOLANI, sull’amore platonico, il trattato PROSE DELLA VOLGARE LINGUA, dove sostiene la connessione tra lingua d’arte e letteratura e la priorità dei modelli linguistici offerti dal fiorentino degli autori del ‘300.

_________________ AGGETTIVO DIMOSTRATIVO

PADOVA 1496 ca. -1542

• Detto Ruzante, fu autore teatrale ed attore; figlio illegittimo di un autorevole medico, si occupò della amministrazione dei beni dell’amico e protettore Alvise Cornaro. Per la sua vasta produzione di commedie, quasi esclusivamente in prosa, egli scelse il dialetto padovano, che meglio si confaceva alla sua poetica del naturale.

_________________ AGGETTIVO INDEFINITO

LAMPORECCHIO (PT) 1497 – FIRENZE 1535

• Figlio di un notaio, fu poeta attento alla tradizione popolaresca ed agli interessi filologico-classicisti della cultura fiorentina; protonotaro apostolico del vescovo di Verona, morì avvelenato, forse dopo il rifiuto di assassinare il cardinale Salviati, nemico del duca de’ Medici. Scrisse una parodia dell’ORLANDO INNAMORATO di Boiardo, e giocosi capitoli in terza rima, in cui cantò le cose banali o volgari della vita di ogni giorno.

_________________ AGGETTIVO INTERROGATIVO ED ESCLAMATIVO

FIRENZE 1220 – 1294

Notaio della cancelleria fiorentina, di parte guelfa, venne inviato in missione da Alfonso X, re di Castiglia per chiederne l’appoggio contro i ghibellini sostenuti da re Manfredi. Raggiunto dalla notizia della sconfitta guelfa a Montaperti, riparò in Francia. La sua produzione consta fra l’altro di due poemi in distici di settenari: IL TESORETTO e IL FAVOLELLO, dove emerge un preciso intento didattico e divulgativo, volto alla formazione culturale della classe dirigente comunale.

GIROLAMO ALEANDRI

MOTTA DI LIVENZA (TV) 1574 – ROMA 1629

Detto Il Giovane, scrisse un trattato: DIFESA DELL’ADONE, per mezzo del quale entrò nel vivo della polemica suscitata dalla pubblicazione dell’opera di Marino, che veniva accusata di violare i principi aristotelici, di mancare di unità, di stile e di purezza linguistica.

GIAMBATTISTA BASILE

GIUGLIANO IN CAMPANIA (NA) 1566 – 1632

Poeta e narratore, fu soldato mercenario per conto della Serenissima; ricoprì anche l’incarico di governatore per conto dei Gonzaga di Mantova e di vari signori feudali.

FRANCESCO BELO

ROMA sec. XVI

Poeta e commediografo, fu il primo ad introdurre nel teatro comico il gergo pedantesco.

GIOVAN FRANCESCO BIONDI

ISOLA DI LESINA (Croazia) 1572 – AUBONNE (Svizzera) 1644

Diplomatico oltre che storico e romanziere, svolse incarichi in Francia ed in Inghilterra per la Repubblica di San Marco.

TRAIANO BOCCALINI

LORETO (AN) 1556 – VENEZIA 1613

Polemista satirico e trattatista, dopo gli studi di diritto divenne funzionario pontificio e ricoprì l’incarico di governatore in varie città sottoposte allo Stato della Chiesa. Sebbene in modo asistematico, partecipò al dibattito politico con RAGGUAGLI DI PARNASO, 300 corrispondenze giornalistiche di un immaginario inviato speciale, e COMMENTARII SOPRA CORNELIO TACITO, riflessione sull’opera dello storico latino, da cui emergono le contraddizioni del suo tempo, incapace di risposte politiche univoche e coerenti.

GIOVANNI BOTERO

BENE VAGIENNA (CN) 1544 – TORINO 1617

Di famiglia modesta, studiò dai Gesuiti di Palermo, quindi entrò a far parte dell’Ordine. Compiuti gli studi teologici entrò in forte contrasto con i superiori e fu estromesso dalla Compagnia di Gesù. Fu accolto allora dalla famiglia Borromeo, per la quale svolse mansioni di precettore e segretario, infine dai Savoia. La sua vasta produzione, anche poetica, comprende due trattati: DELLE CAUSE DELLA GRANDEZZA E MAGNIFICENZA DELLE CITTÀ e DELLA RAGION DI STATO. Nel primo dà rilievo all’analisi dei fattori economici ed agli effetti positivi che l’economia produce sulla vita associata; nel secondo, in accordo con le posizioni controriformistiche, rivendica una ragion di Stato fondata sull’insegnamento della Chiesa, ovvero il carattere morale e religioso dell’attività politica.

TOMMASO CAMPANELLA

STILO (RC) 1568 – PARIGI (Francia) 1639

Figlio di uno “scarparo” analfabeta, entrò giovanissimo nell’Ordine Domenicano. Studiò le più disparate discipline: astrologia, medicina, scienze naturali, fisica, retorica, politica. Deciso a mantenere integra la propria indipendenza di pensiero, entrò in conflitto con l’autorità ecclesiastica e fu processato più volte dal tribunale dell’Inquisizione. In Calabria partecipò ad una congiura contro le autorità spagnole e la Chiesa; fu torturato e processato e, simulando la follia, ottenne la commutazione della pena di morte nella carcerazione a vita. Nonostante la detenzione riuscì a comporre opere italiane e latine di vastità prodigiosa. Liberato per intervento di papa Urbano VIII, fu accolto dal re di Francia, del quale fu consigliere fino alla morte.

FRANCESCO CARLETTI

FIRENZE 1573 – 1636

Scrittore e commerciante, viaggiò a lungo in America ed in Asia.

ANNIBAL CARO

CIVITANOVA MARCHE (MC) 1507 – FRASCATI (RM) 1566

• Letterato e uomo di corte; godette della protezione dei Farnese e, benché la sua famiglia fosse di condizione povera, ebbe modo di studiare a Roma ed a Firenze. Fu autore di una commedia GLI STRACCIONI, di liriche in volgare e di una notissima traduzione italiana dell’Eneide di Virgilio.

GABRIELLO CHIABRERA

SAVONA 1552 – 1638

Di antica famiglia savonese, sperimentò tutti i generi letterari in voga: epica, tragedia, drammi musicali e trattati morali. Trasferitosi a Roma, dove uno zio gli fece impartire una educazione classica, trascorse una giovinezza irrequieta poiché il coinvolgimento in risse e omicidi lo costrinse spesso all’esilio. La composizione del libretto di una favola, musicata da Caccini, gli meritò la stima dei Medici, oltre che un lauto vitalizio, e gli permise di dedicarsi solo alla poesia, che presenta novità sul piano metrico e contenutistico, per il tentativo di applicare ai versi in italiano le forme quantitative della lirica classica e per l’inserimento di tematiche psicologiche e morali.

GIULIO CESARE CROCE

SAN GIOVANNI IN PERSICETO (BO) 1550 – 1609

Poeta e narratore, nacque da una famiglia di fabbri e compì studi irregolari; esercitò anch’egli il mestiere di fabbro, alternandolo a quello di cantastorie; visse una vita semplice e povera, nonostante il successo popolare.

GIOVANNI DELLA CASA

BORGO SAN LORENZO (FI) 1503 – MONTEPULCIANO (SI) 1556

Laureatosi in legge ebbe formazione umanistica e intraprese una brillante carriera ecclesiastica culminata nella nomina a Segretario di Stato. Se la sua opera di poeta segna il punto di arrivo nella ricerca stilistica della lirica del 500, il suo trattato in volgare: IL GALATEO, suggerisce con bonaria arguzia e in stile popolareggiante le norme comportamentali cui dovrebbe attenersi il gentiluomo nella vita privata.

FEDERICO DELLA VALLE

ASTI 1560 ca. – MILANO 1628

Cortigiano senza titoli e senza favori, fu amministratore delle scuderie della duchessa Caterina d’Austria, figlia del re di Spagna. Quasi ignorato dai contemporanei, fu poeta dilettante e tragediografo di indiscussa originalità.

CIRO DI PERS

MAJANO (UD) 1599 – SAN DANIELE DEL FRIULI (UD) 1683

Storico, tragediografo e poeta di nobili origini, fu cavaliere dell’Ordine gerosolimitano e prese parte ad una spedizione contro i Turchi. Scrisse una raccolta di POESIE, di gusto marinista, dove le metafore e gli artifici retorici sono permeati di una religiosità tipica della Controriforma.

LUDOVICO DOLCE

VENEZIA 1508 ca. – 1568

Di nobile famiglia decaduta, lavorò come traduttore e come curatore di testi classici per la stamperia Giolito. Autore di liriche di stampo petrarchesco, di poemi epici, commedie e tragedie, scrisse un trattato teoretico riguardante la pittura, la scultura, l’architettura, intitolato: L’ARETINO, o DIALOGO DELLA PITTURA (1557) ed un trattato di linguistica: OSSERVAZIONI SULLA VOLGAR LINGUA (1534), in cui sviluppò con originalità le tesi di Pietro Bembo.

SEBASTIANO ERIZZO

VENEZIA 1525 – 1585

Traduttore di opere filosofiche dal greco, scrittore e uomo politico, fu membro del Consiglio dei Dieci. La sua produzione narrativa consta di una raccolta di novelle: LE SEI GIORNATE (1567), in cui si nota la negazione del modello strutturale decameroniano, attuata mediante una dilatazione della cornice, che assolvela funzione narrativa dominante.

GALILEO GALILEI

PISA 1564 – ARCETRI (FI) 1642

• Scienziato e trattatista, di famiglia nobile, ma decaduta, compì i primi studi entrando come novizio nel monastero di Vallombrosa, presso Firenze. Non portò a termine l’università, dove studiò matematica ed anatomia. Divenne famoso per l’invenzione della bilancia idrostatica e per conclusioni fondamentali riguardanti il baricentro dei solidi. Ottenuta la cattedra di matematica all’Università di Pisa, con il cannocchiale da lui costruito scoprì le asperità della Luna, la natura degli ammassi stellari e quattro satelliti di Giove. Le sue scoperte ponendo in discussione la cosmologia aristotelica, risolvevano il rapporto fra scienza e Sacre Scritture in un modo che alla Chiesa parve eretico. Il secondo dei due processi intentati contro di lui dal tribunale della Inquisizione si concluse con una condanna alla pubblica abiura ed al domicilio coatto.

GIOVAN BATTISTA GIRALDI CINZIO

FERRARA 1504 – 1573

Autore e teorico del “teatro orroroso”, ispirato ai modelli di Seneca, la sua opera influì sul teatro elisabettiano.

ANTONIO FRANCESCO GRAZZINI

FIRENZE 1505 – 1584

Detto Il Lasca, fu speziale, cioè farmacista e scrittore autodidatta. Si annovera tra i fondatori della Accademia degli Umidi, trasformata in Accademia Fiorentina, ma anche tra i membri dell’Accademia della Crusca. Oltre che poeta comico ed autore di commedie, egli fu autorevole scrittore di novelle.

LUDOVICO LEPOREO

BRUGNERA (PN) 1582 – ROMA 1655

Esponente della scuola marinista, inventò un bizzarro artificio metrico: il leporeambo, che sperimentò in LEPOREAMBI ALFABETICI e in LEPOREAMBI NOMINALI (1639 e 1641). Servendosi dei tradizionali quattordici versi del sonetto, egli li deformava con effetti caricaturali servendosi dell’introduzione di rime al mezzo, allitterazioni, bisticci.

GIOVAN BATTISTA MANZINI

BOLOGNA 1599 – 1664

Polemista e narratore, scrisse un romanzo di intrighi politici e di ispirazione morale, IL CRETIDEO (1637), della cui introduzione si servì per decantare la superiorità del genere romanzesco rispetto alla storia ed all’epica.

GIOVANNI AMBROGIO MARINI

GENOVA 1594 ca. – VENEZIA 1650 ca.

Scrittore e moralista, abbracciò la vita religiosa.

GIOVAN BATTISTA MARINO

NAPOLI 1569 – 1625

Avviato dal padre giureconsulto agli studi legali, presto li abbandonò. Cacciato di casa, si dedicò alla poesia. Visse alterne vicende: protezioni autorevoli, successo e riconoscimenti per la sua attività poetica, incriminazioni e condanne per essersi reso colpevole di episodi infamanti. La sua più grande aspirazione, quella di vivere all’ombra di un potente sovrano, si realizzò quando fu invitato alla corte di Francia, dove fu quasi venerato. Tra la sua vasta produzione spicca il poema ADONE, ispirato al mito di Venere che si innamora di Adone, suscitando le ire di Marte. La grande novità dell’opera consiste in un ribaltamento del genere epico, poiché sul piano formale la trama narrativa viene distrutta, lasciando che gli episodi si susseguano senza filo logico, e sul piano contenutistico si priva il protagonista di ogni carattere eroico.

BERNARDO MORANDO

GENOVA 1589 – PIACENZA 1656

Romanziere e poeta, fu anche autore di libretti per opere musicali e di sceneggiature per feste e balletti; le sue raccolte poetiche: FANTASIE POETICHE e POESIE SACRE E MORALI rispondono ad un gusto marinista.

PACE PASINI

VICENZA 1583 – PADOVA 1644

Poeta e narratore, scrisse un romanzo erotico-cavalleresco: ISTORIA DEL CAVALIER PERDUTO (1644), che potrebbe aver fornito qualche spunto a Manzoni, e che è caratterizzato dal moltiplicarsi delle strutture digressive e dal frazionamento della narrazione, in conformità con i moduli propri del romanzo barocco italiano.

FRANCESCO PONA

VERONA 1595 – 1655

Autore di trattati scientifici, traduttore dal latino, fu membro dell’Accademia degli Incogniti assumendo il nome di Eureta Misoscolo, e sperimentò vari generi letterari: commedie, tragedie e romanzi. Tra questi ultimi si ammovera LA LUCERNA DI EURETA MISOSCOLO, storia bizzarra di un’anima trasmigrata in una lucerna, che seguendo un modulo tipico del romanzo barocco, narra all’autore storie prive di connessioni e in tal modo vanifica l’intreccio del romanzo.

GIROLAMO PRETI

BOLOGNA 1582 – BARCELLONA (Spagna) 1626

OTTAVIO RINUCCINI

FIRENZE 1563 – 1621

Poeta e frequentatore della Camerata musicale fiorentina, diede l’avvio alla composizione dei libretti d’opera, fornendo i primi modelli del melodramma.

PAOLO SARPI

VENEZIA 1552 – 1623

Storico, studioso di questioni politiche, di anatomia, di matematica, Pietro Sarpi assunse il nome di Paolo quando entrò nell’Ordine dei Servi di Maria, di cui fu procuratore. Fornì consulenza legale alla Repubblica di Venezia allorché essa, per aver cercato di regolamentare la vendita o la donazione di proprietà immobiliari agli ecclesiastici, e per aver favorito l’arresto di due religiosi accusati di reati comuni, entrò in conflitto di competenze con la Curia pontificia (questione dell’interdetto). Da tale attività nacquero i Consulti, cioè pareri legali, in cui analizzò i rapporti tra potere laico e potere ecclesiastico difendendo i diritti dello Stato laico.

FILIPPO SASSETTI

FIRENZE 1540 – GOA (India) 1588

Membro dell’Accademia Fiorentina, fu letterato oltre che mercante. Sovrintese a grosse aziende commerciali fiorentine e portoghesi, per le quali compì lunghi viaggi, giungendo fino in India. Frutto di tali esperienze sono le LETTERE DALL’INDIA, in cui sviluppa interessanti analisi comparative tra le lingue europee ed il sanscrito.

GASPARA STAMPA

PADOVA 1523 – VENEZIA 1554

LUIGI TANSILLO

VENOSA (PZ) 1510 – TEANO (CE) 1568

Poeta assai precoce, si trovò coinvolto per anni in imprese di guerra; fu guardia personale del viceré Pietro di Toledo e terminò la carriera militare come capitano di giustizia a Gaeta. Il suo ingegno versatile lo spinse a sperimentare vari generi lirici, dall’ecloga drammatica al poemetto erotico, didascalico, spirituale. Tale vasta esperienza confluì nelle RIME, influenzate dalla lezione di Sannazaro e della poesia umanistica latina.

TORQUATO TASSO

SORRENTO (NA) 1544 – ROMA 1595

Poeta, trattatista, scrittore teatrale e cortigiano, nacque dal poeta Bermardo Tasso, costretto all’esilio dal suo protettore, duca di S. Severino. Abbandonata la madre in tenera età per seguire il padre, il suo equilibrio psichico ne risentì, la sua creatività fu ostacolata dal subentrare di preoccupazioni estetiche, morali e religiose fino alla reclusione per pazzia. Ottenuta la liberazione, svolse intensa attività letteraria, peregrinando da una città all’altra nella vana ricerca di una sistemazione agiata e tranquilla. La sua produzione, che comprende il poema GERUSALEMME LIBERATA, il dramma pastorale AMINTA, le RIME, fa di lui il raffinato innovatore della tradizione lirica dopo Petrarca, colui che diede voce all’inquieta sensibilità rinascimentale sperimentando uno stile concettoso, e introducendo l’introspezione psicologica e l’autobiografismo poetico nei diversi settori della poesia.

ALESSANDRO TASSONI

MODENA 1565 – 1635

Critico letterario, polemista e poeta, fu di nobile famiglia e lavorò presso varie corti; ricoprì l’incarico di segretario del duca di Savoia, del cardinale Ludovisi, del duca d’Este.

EMANUELE TESAURO

TORINO 1592 – 1675

Storico, tragediografo e trattatista. Di famiglia aristocratica, fu gesuita, insegnò retorica presso l’Accademia di Brera, ma lasciò l’Ordine in seguito a gravi dissensi. Fu al servizio dei Savoia come predicatore di corte e precettore. Scrisse uno dei più importanti trattati sul concettismo: IL CANNOCCHIALE ARISTOTELICO, in cui analizza il significato di metafora in Aristotele ed enumera le argutezze, ovvero gli artifici capaci di destare meraviglia, che sono i cardini della poetica barocca.

FULVIO TESTI

FERRARA 1593 – MODENA 1646

Probabilmente il principale poeta classicista della prima metà del secolo. Fu al servizio del duca d’Este e a Modena, ricoprendo anche alti incarichi. La sua produzione letteraria affronta temi civili ed ha toni solenni.

POMPONIO TORELLI

MONTECHIARUGOLO (PR) 1539 – PARMA 1608

Letterato e tragediografo.

GIORGIO VASARI

AREZZO 1511 – FIRENZE 1574

Pittore eclettico ed architetto illustre, scrisse il primo trattato critico sull’arte italiana, servendosi di una enorme quantità di materiali: fonti storiche e documentarie, notizie, appunti presi nel corso dei suoi numerosi viaggi.

NICOLA VILLANI

PISTOIA 1590 – ROMA 1636

Poeta e critico letterario, nei suoi saggi partecipò alla polemica fra marinisti ed antimarinisti e fu tra i pochi contemporanei che rivalutarono la poesia dantesca contro le bizzarrie del barocco.

DANIELLO BARTOLI

FERRARA 1608 – ROMA 1685

Storiografo, linguista, scienziato entrò giovanissimo nell’Ordine dei Gesuiti di cui divenne lo storiografo ufficiale. Avverso al purismo dell’Accademia della Crusca, scrisse trattati di retorica, trattati scientifici e religioso-morali.

ANTON GIULIO BRIGNOLE SALE

GENOVA 1605 – 1665

Figlio del doge genovese Giovanni Francesco, fu poeta, scrittore e uomo politico; abbracciò il sacerdozio, quindi entrò nell’Ordine dei Gesuiti; la sua produzione comprende opere di argomento religioso e filosofico, commedie, romanzi e novelle.

BARTOLOMEO CORSINI

BARBERINO DI MUGELLO (FI) 1606 – 1673

Traduttore di testi filosofici e poetici dal greco, compose un poema eroicomico: IL TORRACCHIONE DESOLATO (1768, postumo) in cui si attua la degradazione parodica del modello del poema serio, sulla scia del modello proposto da Tassoni con LA SECCHIA RAPITA.

BARTOLOMEO DOTTI

ERBUSCO (BS) 1651 – VENEZIA 1713

Spadaccino famoso, scrittore satirico e poeta, condusse una vita avventurosa e morì assassinato. Scrisse RIME E SONETTI, che rispecchiano i principali caratteri della lirica barocca: uso della metafora, volontà di capriccio e bizzaria.

CARLO INNOCENZO FRUGONI

GENOVA 1692 – PARMA 1768

Figlio di patrizi decaduti, abbracciò la carriera ecclesiastica. Insegnò retorica a Brescia e vi fondò una colonia arcadica. Ottenuto il permesso di rinunziare ai voti, venne accolto dai Borbone di Spagna, che avevano acquisito i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla e che lo nominarono poeta di corte, ispettore degli spettacoli e segretario dell’Accademia di Belle Arti. Tra le sue opere poetiche, edite postume nel 1779, sono rilevanti gli epitalami, ispirati al sensismo, e le canzonette erotico mitologiche, che svolgono il tema dell’evasione nell’isola di Amore, faro alla poesia settecentesca.

PIETRO GIANNONE

ISCHITELLA (FG) 1676 – TORINO 1748

Perseguitato per le sue idee anticlericali, fu costretto a rifugiarsi a Vienna. Quando i Borbone salirono sul trono di Napoli, dovette allontanarsi anche dalla corte imperiale e venne imprigionato dai Piemontesi. Morì in carcere dopo aver composto un’autobiografia. In ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI (1723), si servì di un’ottica giuridico-politica per indagare i rapporti fra Stato e Chiesa ed i rispettivi ambiti di competenza rivendicando l’autonomia del potere statale.

GIACINTO GIMMA

BARI 1668 – 1735

Abbracciata la carriera religiosa, fu erudito e poligrafo. In IDEA DELLA STORIA DELL’ITALIA LETTERARIA (1723), accumulò in maniera disorganica informazioni su letteratura, scienza ed arti.

GIAN VINCENZO GRAVINA

ROGGIANO (CS) 1664 – ROMA 1718

Avviato da un cugino agli studi classici, insegnò prima Diritto Civile, poi Diritto Canonico all’Università della Sapienza di Roma. Lontano dalle posizioni tradizionaliste degli accademici della Crusca, ma anche da quelle moderniste barocche, entrò nell’Accademia dell’Arcadia, allontanandosene per fondare quella dei Quirini. Intuì la grandezza del poeta Metastasio, e lo aiutò a proseguire gli studi. In DISCORSO SULL’ENDIMIONE DEL GUIDI (1692) e in LA RAGION POETICA (1708), rifletté sulla finalità della poesia, sottolineandone la funzione morale e civile nella vita di una nazione.

LORENZO LIPPI

FIRENZE 1606 – 1665

Pittore e poeta, fu amico di Salvator Rosa, assieme al quale fondò l’Accademia dei Percossi.

GIACOMO LUBRANO

NAPOLI 1619 – 1693

Sacerdote gesuita, famoso per le sontuose prediche di insuperato virtuosismo verbale e metaforico, come testimoniano molti poeti, cronisti e critici suoi contemporanei. Considerato uno dei più importanti poeti marinisti. Per la stampa delle sue poesie si servì anche dello pseudonimo Paolo Brinacio.

SCIPIONE MAFFEI

VERONA 1675 – 1755

• Di nobile famiglia, fu tra li fondatori del Giornale dei letterati d’Italia. La sua opera di storico mirò a svecchiare le strutture sociali e culturali italiane e culminò nella pubblicazione di ITALIA DIPLOMATICA (1727), una raccolta cronologica di codici medievali, trascritti con metodo filologico. Pubblicò anche commedie, un melodramma e una tragedia: MEROPE (1713), che per la serrata rapidità dell’azione e per l’abolizione di prologhi e di cori, ebbe enorme successo in Europa.

CARLO MARIA MAGGI

MILANO 1630 – 1699

Poeta e drammaturgo, formulò un programma di riforma teatrale, in cui la commedia assumeva una funzione educativa e il dialetto si sganciava da finalità parodistiche, diventando strumento per la rappresentazione di costumi reali moderni.

LORENZO MALAGOTTI

ROMA 1637 – FIRENZE 1712

Di nobile famiglia, fu scienziato, uomo politico e letterato. Viaggiò in molti paesi europei come diplomatico al servizio del granduca di Toscana. Fu segretario dell’Accademia del Cimento.

GIOVAN PAOLO MARANA

GENOVA 1642 – PARIGI (Francia) 1693

Attivamente partecipe della lotta politica antispagnola, venne incarcerato ma fuggì in Francia dove re Luigi XIV gli concesse una pension royale. Il suo romanzo epistolare: L’ESPLORATORE TURCO, in cui l’autore simula di essere il semplice traduttore di un testo arabo, ebbe enorme successo di pubblico e venne tradotto in francese ed in inglese, diventando il modello di un nuovo genere letterario assai diffuso: quello del romanzo epistolare pseudorientale.

FAUSTINA MARATTI

ROMA 1679 – 1745

Poetessa, figlia del pittore Carlo Maratta, entrò nell’Accademia dell’Arcadia e sposò uno dei fondatori, l’avvocato e poeta Giambattista Felice Zappi. Tenne a Roma un frequentatissimo salotto letterario. Nelle RIME, cantò con stile misurato le vicende dell’amore coniugale.

FEDERIGO MENINNI

GRAVINA DI PUGLIA (BA) 1636 – NAPOLI 1712

Di famiglia aristocratica fu filosofo, scrittore, poeta ed accademico. Le sue POESIE si collocano tra gli esempi del declinante gusto marinista della fine del XVIII secolo. Lasciò anche un volume di discorsi intitolato IL RITRATTO DEL SONETTO E DELLA CANZONE, descrizione minuziosa del “mestier poetico”, cioè delle tecniche del poeta barocchista e di vari poeti toscani.

PIETRO METASTASIO

ROMA 1698 – VIENNA (Austria) 1782

Pseudonimo di Pietro Trapassi, fu poeta e drammaturgo. Figlio di un modesto commerciante, diede segni precoci di eccezionale talento. Conobbe Vincenzo Gravina, che lo aiutò a proseguire gli studi, lasciandolo erede della sua biblioteca e di un discreto patrimonio. La sua carriera conobbe una rapida ascesa. Impiegatosi a Napoli presso lo studio di un avvocato, entrò in contatto con i grandi maestri della scuola operistica napoletana e con la famosa cantante Marianna Bulgarelli. Per lei compose il melodramma DIDONE ABBANDONATA (1724), che sancì la sua fama di poeta per musica e che fu seguito da una lunga serie di componimenti del genere. Nominato poeta cesareo a Vienna in sostituzione di Apostolo Zeno, restò in quella corte fino alla morte.

LUDOVICO ANTONIO MURATORI

VIGNOLA (MO) 1672 – MODENA 1750

Di modeste origini, fu sacerdote, si laureò in filosofia, diritto canonico e civile; dottore della Biblioteca ambrosiana di Milano, bibliotecario ed archivista del duca d’Este, oltre alla produzione critica, tesa al rinnovamento ed alla razionalizzazione dell’attività letteraria, egli produsse trattati di filosofia morale, opere storiografiche e di erudizione; adunò infatti, da solo, le fonti della storia d’Italia a partire dal Medioevo, pubblicandole in raccolta. In RIFLESSIONI SUL BUON GUSTO (1703) e DELLA PERFETTA POESIA ITALIANA (1706) cercò un compromesso tra le due finalità della poesia: l’utilità morale e civile da una parte, e dall’altra l’edonismo, cioè il diletto, cui ascrisse un ruolo preponderante.

FRANCESCO REDI

AREZZO 1626 – PISA 1697

Scienziato, linguista, poeta e musicista, si laureò in medicina e filosofia e fu medico di corte della famiglia Medici. Applicando i criteri sperimentali della scienza galileiana, operò interessanti scoperte biologiche, descritte nei suoi trattati sulle vipere o sulla generazione degli insetti. Le sue profonde conoscenze delle lingue e dei dialetti gli fecero guadagnare l’ingresso nell’Accademia della Crusca e nell’Accademia del Cimento.

PAOLO ROLLI

ROMA 1687 – TODI (PG) 1765

Discepolo di Vincenzo Gravina, intraprese la pratica legale presso lo studio di Giambattista Felice Zappi. Il gentiluomo inglese Thomas Pembroke notò il suo eccezionale talento e lo invitò alla corte di re Giorgio II in qualità di precettore degli eredi al trono. La sua ampia produzione comprende melodrammi, musicati da G.F. Haendel e componimenti poetici, pubblicati postumi nel 1782, tra cui spiccano odi ed endecasillabi, improntati al gusto arcadico-rococò, ma arricchiti dalla fusione tra facile cantabilità italiana e rilievo pittorico figurativo di gusto inglese.

GIAMBATTISTA VICO

NAPOLI 1668 – 1744

Figlio di un libraio, compì studi irregolari, ma in casa del marchese Rocca, dei cui figli fu precettore, poté studiare i classici. Nominato professore di eloquenza all’Università di Napoli, non mancò di contestare la filosofia cartesiana e la tradizione scientista di stampo galileiano, in cui il reale veniva ricondotto all’evidenza geometrica e matematica. Tali posizioni vennero rielaborate ed approfondite in LA SCIENZA NUOVA dove egli affermò che il significato di uno sviluppo storico non deve essere letto in termini meccanicisti di progresso, bensì come contributo alla formazione della civiltà. E dopo aver suddiviso tale sviluppo nelle tre epoche storiche del senso, della fantasia e della ragione, sottolineò che la civiltà nasce quando prevale il pensiero razionale e filosofico, ma si mantiene nel tempo in virtù dell’istinto e del sentimento che indussero gli antichi popoli ad esprimersi mediante le arti e la poesia necessarie, queste ultime, a mantenere viva la civiltà.

APOSTOLO ZENO

VENEZIA 1668 – 1750

Erudito, librettista alla moda di melodrammi, le sue opere vennero musicate da compositori famosi come Scarlatti, Haendel, Vivaldi. Fu chiamato a dirigere per dieci anni il teatro di corte viennese e partecipò alla fondazione del Giornale de’ letterati d’Italia.

VITTORIO ALFIERI

ASTI 1749 – FIRENZE 1803

Di nobile famiglia, rimasto orfano di padre, entrò nella Reale Accademia di Torino ma, insofferente della vita militare, la abbandonò e diede sfogo alla propria inquietudine viaggiando a lungo in Italia ed in Europa. Ancora sprovvisto di un centro di interessi e di mete precise, si diede ad intensissime letture e ad un tenacissimo lavoro letterario, fuggendo ogni distrazione mondana. Non sopportando vincoli di sudditanza al monarca piemontese, cedette tutti i beni alla sorella, in cambio di una rendita vitalizia. Scrisse trattati di argomento morale e politico, liriche, dedicate quasi tutte alla contessa di Albany, sua fedele compagna, e tragedie. Dotato di una capacità teatrale altissima, nelle tragedie egli portò in scena l’opposizione tirannide-libertà, servendosi delle vicende di personaggi: ANTIGONE, BRUTO, SAUL, già consacrati a questo ruolo dalla tradizione. Lontano da posizioni illuministiche, intese la tirannide come quell’insieme di forze che vietano all’uomo di essere libero, cioè di estrinsecare appieno il proprio Io. Tale idea di fondo venne messa in scena ricorrendo a due soli personaggi che, assetati di assoluto, si affrontano frontalmente, mentre scenografie, caratterizzazioni storiche ed episodi collaterali vengono ridotti al minimo, senza nulla concedere al gusto del tempo.

GIUSEPPE BARETTI

TORINO 1719 – LONDRA (Regno Unito) 1789

Avviato alla carriera ecclesiastica ed agli studi di architettura e di diritto, svestì l’abito sacerdotale, dedicandosi alla poesia ed al lavoro di traduzione. Fu accolto nelle Accademie dei Granelleschi e dei Trasformati, ma difficoltà economiche lo spinsero a trasferirsi a Londra, dove pubblicò saggi in lingua inglese ed un dizionario italiano-inglese. Tornò in Italia al servizio di un nobile anglosassone, e a Venezia pubblicò un famoso periodico quindicinale: La frusta letteraria. La rivista subì attacchi violenti ed il divieto di pubblicazione, che lo indussero ad un definitivo trasferimento a Londra.

DOMENICO LUIGI BATACCHI

PISA 1748 – ORBETELLO (GR) 1802

Modesto impiegato del dazio, fu autore di novelle, poemi satirici e favole mitologiche. Accusato di giacobinismo, fu costretto a trasferirsi dalla propria città. Nel poema LA RETE DI VULCANO, pubblicato postumo nel 1812, si servì della narrazione mitologica per fornire vivaci quadri di vita settecentesca.

CESARE BECCARIA

MILANO 1738 – 1794

Di nobile famiglia, compì studi di diritto; a Milano frequentò l’Accademia dei Trasformati, di cui Carlo Imbonati era autorevole rappresentante. Contrario alla mondanità di quell’ambiente, fondò l’Accademia dei Pugni, dove prevalsero interessi culturali. Sollecitato dai fratelli Verri, compose DEI DELITTI E DELLE PENE, una sorta di trattato in cui si proponeva una globale riforma del sistema penale, che sottraesse all’arbitrio dei giudici le sorti dell’imputato. Unicamente preso dal lavoro, ebbe una carriera prestigiosa e fu membro della Giunta per la riforma del sistema giudiziario.

GIUSEPPE GIOACHINO BELLI

ROMA 1791 – 1863

GIOVANNI BERCHET

MILANO 1783 – TORINO 1851

Di origine ginevrina, fu poeta, saggista, traduttore dall’inglese, dal tedesco e dallo spagnolo. Dopo studi tecnico linguistici, lavorò per la Cancelleria del Senato del Regno Italico, dedicandosi alla letteratura. Al rientro degli Austriaci a Milano, fu interprete del Capo della Polizia. Legatosi agli intellettuali del Conciliatore, la rivista romantica cui diede importanti contributi, aderì alla Carboneria, la persecuzione degli Austriaci lo costrinse a lunghe peregrinazioni.

SAVERIO BETTINELLI

MANTOVA 1718 – 1808

Critico letterario, storiografo, drammaturgo e poeta, studiò presso i Gesuiti, quindi entrò nell’Ordine e si dedicò all’insegnamento. Viaggiò a lungo in Italia ed in Europa e, durante un soggiorno parigino, conobbe Voltaire e Rousseau. Dopo lo scioglimento della Compagnia di Gesù, si stabilì nel paese natale, attendendo all’edizione delle sue opere. Nei saggi LETTERE VIRGILIANE (1757 – 1758), LETTERE INGLESI (1767) e DELL’ENTUSIASMO NELLE BELLE ARTI (1760) rivendicò il ruolo prioritario di sentimento, sensibilità e immaginazione nella creazione poetica.

GIOVANNI GIACOMO CASANOVA

VENEZIA 1725 – DUCHOV (Repubblica Ceca) 1798

Figlio di attori, fu avviato alla carriera ecclesiastica e prese gli ordini minori, che gli garantivano qualche beneficio economico. Viaggiò per le corti di tutta Europa ricevuto talora e riverito da sovrani, artisti, filosofi e scienziati, costretto talaltra a vivere di espedienti. Fu giocatore e baro; a Venezia subì una condanna per libertinaggio ed ateismo, ma evase avventurosamente dal famoso carcere dei Piombi.

GIOVANNI BATTISTA CASTI

ACQUAPENDENTE (VT) 1724 – PARIGI (Francia) 1803

Abate e poeta, scrisse in ottave le NOVELLE GALANTI (1778-1802) di argomento satirico e licenzioso, ma anche libretti di opere buffe, alcune delle quali musicate da Salieri e da Paisiello. Viaggiò a lungo in Italia ed in Europa e fu nominato poeta cesareo alla corte viennese di Francesco I.

ANTONIO CESARI

VERONA 1760 – RAVENNA 1828

Poeta e linguista, fu sacerdote della congregazione di San Filippo Neri. Intraprese iniziative editoriali per far conoscere testi ed autori trecenteschi. Nel saggio DISSERTAZIONE SOPRA LO STATO PRESENTE DELLA LINGUA ITALIANA (1810) e nella edizione ampliata, ma non ufficiale, del vocabolario della Crusca, teorizzò il purismo linguistico che, contro l’eccessiva francesizzazione del lessico settecentesco, proponeva una lingua incorrotta ed illibata da ricercare nella Toscana del Trecento.

GABRIELE D’ANNUNZIO

PESCARA 1863 – GARDONE RIVIERA (BS) 1938

Instancabile produttore di letteratura, cercò di realizzare quella fusione tra arte e vita che fu il sogno di tanti artisti decadenti. La sua produzione poetica, narrativa e teatrale permette di individuare una linea panica che nei lavori giovanili CANTO NOVO, TERRA VERGINE (1882-83), è partecipazione dell’individuo al ritmo vitale dell’universo. Nelle liriche di ALCYONE (1903) e nella tragedia LA FIGLIA DI JORIO (1904), scomparsa ogni dimensione metafisica, il panismo è identità della natura con la vita. In NOTTURNO (1916-21) il panismo si rivela invece nell’intuizione che anche la morte rientra nel ciclo vitale dell’universo.

LORENZO DA PONTE

CENEDA (oggi VITTORIO VENETO – TV) 1749 – NEW YORK (USA) 1838

Pseudonimo di Emanuele Conegliano; avventuriero e scrittore, viaggiò per tutta l’Europa, quindi, in seguito all’interessamento del musicista Antonio Salieri, venne nominato poeta di corte a Vienna. Scrisse libretti operistici per Mozart, poi emigrò negli Stati Uniti, dove fu professore di lingua e letteratura italiana. Le sue MEMORIE (1807) nacquero dall’intento pedagogico di utilizzarle come manuale scolastico, ma lo spirito patriottico e la vastissima esperienza umana che le animano, fecero sì che il libro avesse un grosso successo editoriale soprattutto in epoca tardo romantica.

AURELIO DE’ GIORGI BERTOLA

RIMINI 1753 – 1798

Monaco e viaggiatore irrequieto, fu grande estimatore del poeta svizzero Gessner del quale tradusse e divulgò l’opera. Divenuto poeta, poté rinunciare ai voti; insegnò Storia Universale presso l’Università di Pavia e si impegnò attivamente durante la Repubblica cisalpina. Benché radicato nella cultura settecentesca, fu sensibile al fascino del pittoresco e del patetico, di gusto preromantico. E se le NUOVE POESIE CAMPESTRI E MARITTIME (1779) si collocano nella linea arcadico moderata di Pindemonte, le NOTTI CLEMENTINE (1774), scritte in morte di papa Clemente XIV, sono vicine alla poesia notturna e sepolcrale di Young.

LUDOVICO ARBORIO DI BREME

TORINO 1780 – 1820

Abate di nobile famiglia, fu consigliere di stato del Regno d’Italia sotto il regime napoleonico. Durante la Restaurazione visse a Milano, appena tollerato dal governo austriaco e si dedicò all’attività di polemista, collaborando al periodico Conciliatore, portavoce del primo romanticismo lombardo. Nell’opuscolo INTORNO ALL’INGIUSTIZIA DI ALCUNI GIUDIZI LETTERARI ITALIANI (1816), sottolineò la necessità di risollevare la cultura italiana mediante l’adeguamento ai tempi, che implicava l’abbandono della retorica e dell’erudizione, diffuse nella letteratura contemporanea.

GIOVANNI FANTONI

FIVIZZANO (MS) 1755 – 1807

Di idee giacobine partecipò con Ugo Foscolo all’assedio di Genova del 1800 e scrisse odi patriottiche in versi improntati alla metrica oraziana.

UGO FOSCOLO

ZANTE (Grecia) 1778 – LONDRA (Regno Unito) 1827

Di madre greca e di padre veneziano. Bellezza e capacità intellettuali ne favorirono l’accesso ai salotti intellettuali di Venezia, dove cominciò l’apprendistato poetico e si aprì alle nuove idee giacobine d’oltralpe tanto che, entrato in sospetto al governo veneziano, fu costretto alla fuga. La fuga costituì una costante della sua esistenza, almeno tanto quanto il tentativo di restare fedele ai propri ideali politici. La lirica foscoliana sintetizza in modo personalissimo atteggiamenti e sensibilità proprie dell’orientamento neoclassico e romantico. Tipicamente romantica è la concezione dell’intellettuale – patriota destinato al fallimento nello scontro con la violenza che domina la storia, neoclassica è la contemplazione di un mondo mitico, fondato sui valori eterni di giustizia, bellezza e poesia e identificato con la grecità. E se nel carme DEI SEPOLCRI l’intellettuale – patriota, superato l’atteggiamento contemplativo, sembra riscattarsi dal fallimento mediante l’opera poetica, che gli garantisce una sorta di immortalità, in LE GRAZIE viene privilegiato il valore catartico, rasserenante della poesia, che permette al poeta di superare le delusioni del mondo presente e reale.

ANTONIO GENOVESI

CASTIGLIONE (SA) 1713 – NAPOLI 1769

Di famiglia modesta, fu sacerdote e professore di metafisica ed etica, infine ebbe la docenza della prima cattedra europea di Economia Politica all’Università di Napoli; osteggiato negli ambienti ecclesiastici per le sue idee illuministiche, formò li intellettuali riformatori napoletani. Nel saggio IL VERO FINE DELLE LETTERE E DELLE SCIENZE ( 1754), esaltò le discipline pratiche come le più adatte ad operare il rinnovamento morale e civile dello Stato e fornì direttive di politica culturale da applicare al Regno di Napoli.

PIETRO GIORDANI

PIACENZA 1774 – PARMA 1848

Laureatosi in Legge, abbandonò l’Ordine benedettino e visse da impiegato. Fu illuminista e liberale, appoggiò il regime napoleonico, e nel periodo della restaurazione subì persecuzioni politiche, che lo costrinsero a vita errabonda. Redattore del periodico classicista La Biblioteca italiana, collaborò ad Antologia, rivista fondata da Vieusseux. Favorevole al purismo linguistico contro l’uso dilagante del lessico straniero, del neoclassicismo condivise il concetto di immutabilità dell’arte nel tempo e fu il primo a considerare là letteratura greca modello di varietà, eleganza, precisione e armonia dello stile.

CARLO GOLDONI

VENEZIA 1707 – PARIGI 1793

Figlio di medico, si laureò in giurisprudenza ed esercitò per qualche tempo l’avvocatura, benché il teatro costituisse la sua passione dominante. Alternando l’una e l’altra attività, si avviò con discreto successo alla carriera di commediografo, riuscendo ad imporre al pubblico le sue idee di riforma teatrale. La notorietà raggiunta a Venezia, unita all’atteggiamento volubile degli spettatori, determinò il suo trasferimento alla Comédie italienne di Parigi, dove ebbe il compitò di elaborare scenari e canovacci, che lo riportavano a modalità già ampiamente superate. Nominato maestro di lingua italiana della figlia del re di Francia, visse in povertà i suoi ultimi anni, che coincisero con lo scoppi della rivoluzione. Da I DUE GEMELLI VENEZIANI (1748), la prima commedia dell’arte provvista di testo interamente scritto dall’autore, al BOURRU BIENFAISANT, cioè IL BURBERO BENEFICO (1771), composta in francese e poi trascritta in italiano, il progetto di riforma goldoniana operò in più direzioni: modificò il ruolo dell’autore, facendone l’unico responsabile del testo; modificò l’oggetto della rappresentazione, mettendo in scena la realtà contemporanea ed i nuovi valori borghesi; superò l’artificiosità della lingua letteraria tradizionale, servendosi del bipolarismo italiano-dialetto, che meglio evidenziava i livelli sociali di appartenenza dei parlanti.

CARLO GOZZI

VENEZIA 1720 – 1806

Fu poeta, drammaturgo, memorialista; di nobile famiglia, caduto in ristrettezze economiche, rifiutò per orgoglio di prestare la sua opera letteraria dietro compenso. Con il fratello Gasparo fu tra i fondatori dell’Accademia dei Granelleschi, una delle istituzioni più conservatrici del Settecento. Fortemente avverso alle idee illuministiche, si fece propositore del teatro fiabesco, entrando in polemica con Goldoni, che accusò di aver messo in scena temi troppo realistici e plebei. Fra le sue opere più celebri, alcune delle quali, seguendo la tradizione della Commedia dell’Arte, sono redatte in forma di canovaccio, si annoverano TURANDOT (1762), L’AMORE DELLE TRE MELARANCE (1761), L’AUGELLIN BELVERDE (1765).

GASPARO GOZZI

VENEZIA 1713 – PADOVA 1786

Di nobile famiglia, entrò in contatto con l’ambiente arcadico veneziano, avviandosi a studi letterari. Continue difficoltà finanziarie lo costrinsero a guadagnarsi da vivere componendo su ordinazione versioni e rifacimenti di opere straniere. Con il fratello Carlo fondò l’Accademia dei Granelleschi, di orientamento classicistico. Grazie ad una nobildonna veneziana, gli furono affidate la preparazione di un piano di riforma degli studi e la sovrintendenza delle scuole di Padova. La prosa dei suoi articoli, pubblicati su Gazzetta veneta e Osservatorio veneto, risponde ad un intento letterario che si fonde elegantemente con le finalità cronachistiche.

TOMMASO GROSSI

BELLANO (CO) 1790 – MILANO 1853

Svestito l’abito ecclesiastico, si laureò in Legge e si trasferì a Milano per dedicarsi alla letteratura, ma attirò l’attenzione della polizia per una satira dialettale antiaustriaca. Amico di Porta e Manzoni, dopo il matrimonio si dedicò alla professione di notaio. Il suo romanzo: MARCO VISCONTI (1834), tende a ridurre a maniera la tipologia inaugurata dall’inglese Walter Scott, che sviluppava attorno ad un nucleo storico vicende avventurose o idilliache.

GIACOMO LEOPARDI

RECANATI (MC) 1798 – NAPOLI 1837

Di nobile famiglia economicamente dissestata, crebbe in un ambiente reazionario. Dai dieci anni in poi proseguì gli studi da autodidatta, fino a formarsi una cultura da filologo e da erudito settecentesco; tradusse opere classiche, apprese l’ebraico, compose versi, tragedie e saggi eruditi. Muovendo dalla prodigiosa cultura acquisita, maturò il passaggio dall’erudizione al bello, cioè apprezzò diversamente valori della poesia e guardò con nuovo interesse ai capolavori della tradizione in volgare. L’isolamento doloroso ed il logorio fisico dovuto allo studio troppo intenso vennero alleviati solo dalla conoscenza epistolare con Pietro Giordani, che lo aprì al classicismo illuminista, laico e sensista. Progetti impossibili di fuga e la lunga malattia agli occhi furono causa di una crisi interiore in cui si precisò la convinzione che ai moderni fosse possibile solo una poesia sentimentale e filosofica. Nacquero così le realizzazioni poetiche degli anni 1818-1821: gli idilli, le canzoni civili e quelle di meditazione esistenziale di stampo classicistico. Da un breve soggiorno a Roma trasse l’impressione di un mondo meschino e culturalmente arretrato e decise di abbandonare la forma poetica per la prosa filosofica delle OPERETTE MORALI (1824). L’assegno mensile garantito dall’editore Stella, con cui collaborava, gli permise di compiere qualche breve viaggio e di frequentare autorevoli classicisti e romantici, mentre l’aiuto economico degli amici di Toscana gli consenti di abbandonare la casa paterna, conscio della propria grandezza, interessato ai problemi del suo tempo e disposto a combattere per le proprie idee. Furono gli anni del ciclo di ASPASIA (1830), di alcuni dialoghi delle OPERETTE MORALI, degli ultimi grandi canti, tra cui LA GINESTRA (1837) in cui il radicale pessimismo si coniuga con un nuovo slancio utopico, nell’appello cioè a tutti gli uomini a ripudiare i miti consolatori e a riunirsi per combattere il cieco dispotismo della Natura.

ALESSANDRO MANZONI

MILANO 1785 – 1873

Nato da una relazione extra coniugale di Giulia Beccaria con Giovanni Verri, venne riconosciuto dal conte Pietro Manzoni, il legittimo marito. Trascorse infanzia e giovinezza in collegio e nella casa paterna, avvicinandosi alle posizioni illuministiche e giacobine tramite l’amicizia con gli esuli politici Cuoco e Lomonaco. Trasferitosi a Parigi dalla madre, frequentò gli ideologi repubblicani e approfondì la grande tradizione moralistica francese, interessandosi alle problematiche religiose fino alla pubblica adesione al cattolicesimo, avvenuta sposando con rito cattolico la ginevrina Enrichetta Blondel, di fede calvinista. Rientrato a Milano, fece della propria casa il punto d’incontro dei due principali gruppi romantici locali: quello che si riuniva nella “cameretta” di Porta, e quello che faceva capo alla rivista Il Conciliatore. Ebbero così inizio gli anni della produzione più intensa e innovativa sul piano letterario, che coincisero con l’adesione al romanticismo. Fra 1812 e 1827 videro la luce le ODI, gli INNI SACRI, le tragedie: IL CONTE DI CARMAGNOLA e ADELCHI, il romanzo I PROMESSI SPOSI, nonché saggi di poetica, di storia e di linguistica. La morte della moglie e di quattro figlie aggravò i già ricorrenti stati di depressione e di angoscia, cosicché, dopo la pubblicazione del romanzo, fu assorbito esclusivamente dalla sua revisione e dalla stesura di trattati linguistici, storico politici e filosofico morali, con cui partecipò al dibattito teso a superare i vecchi schemi classicisti a favore di una letteratura impegnata sul piano etico e sociale. Fulcro della sua riflessione furono infatti la ricerca della verità e il problema della moralità dell’arte intesa come fenomenologia della Provvidenza divina, che trovò espressione in I PROMESSI SPOSI (1827 e 1840), opera con cui egli rinnovò la tradizione narrativa italiana, fornendo un originale modello di romanzo borghese.

VINCENZO MONTI

ALFONSINE (RA) 1754 – MILANO 1828

Abbandonati gli studi di Legge e di Medicina, si dedicò alla letteratura. Protetto dal cardinale Borghese, che gli aprì possibilità di carriera a Roma, si accostò alle posizioni giacobine e si trasferì a Milano, dominata dai Francesi, raggiungendo posizioni di rilievo; con l’avvento della Restaurazione cercò di ingraziarsi i nuovi dominatori con opere encomiastiche e collaborò alla Biblioteca italiana, periodico milanese filoaustriaco, fornendo contributi alla questione linguistica ed alla polemica fra neoclassici e romantici. La sua poesia, di enorme successo fra i contemporanei, esaltò la letterarietà del testo mediante musicalità dei versi, padronanza dei registri e operazioni di montaggio, restando ancorata ai miti d’Arcadia.

AGOSTINO PARADISI

VIGNOLA (MO) 1736 – REGGIO EMILIA 1783

GIUSEPPE PARINI

BOSISIO (LC) 1729 – MILANO 1799

Figlio di un modesto commerciante di seta, vestì l’abito sacerdotale per usufruire di una piccola rendita. Letterato e poeta, produsse scritti di estetica, odi di ispirazione sociale e illuministica, odi neoclassiche ed il noto poema satirico-didascalico: IL GIORNO, in cui la descrizione della giornata tipo di un giovane aristocratico diventa lo spunto per operare una severa critica morale della nobiltà e della sua perdita di ruolo all’interno della società settecentesca. Dedicatosi all’insegnamento dapprima come precettore presso famiglie nobili, poi come professore di eloquenza al ginnasio di Brera, ebbe l’incarico di sovrintendere alle scuole pubbliche. Diresse la Gazzetta di Milano, fu membro dell’Accademia dei Trasformati, entrò per breve tempo nella politica attiva quando a Milano giunsero i Francesi, tuttavia le sue posizioni moderate determinarono la rapida rimozione dall’incarico.

GIAN CARLO PASSERONI

NIZZA (Francia) 1713 – MILANO 1803

Letterato e traduttore dal greco, fece parte dell’Accademia dei Trasformati; amico di Parini, scrisse rime ed un poema con intenti satirico-morali: CICERONE (1775-84) che, incentrato sulla vita dell’insigne politico romano, presenta ampie digressioni sui costumi settecenteschi.

SILVIO PELLICO

SALUZZO (CN) 1789 – TORINO 1854

Di modeste origini, fece pratica di commercio a Lione, presso un ricco parente. Trasferitosi a Milano, entrò in contatto con gli intellettuali romantici. In seguito al grosso successo della sua tragedia FRANCESCA DA RIMINI (1815), fu assunto come precettore dalla famiglia del conte Porro Lambertenghi e lavorò alla rivista quindicinale Il Conciliatore, di orientamento liberale e romantico, che quello finanziava. Introdotto nella Carboheria da Pietro Maroncelli, subì l’arresto e la condanna al carcere duro. Fu graziato dopo nove anni e trascorse il resto della vita a Torino, lavorando come bibliotecario dei marchesi di Barolo e dedicandosi alla stesura di drammi storici, di un libro di memorie: LE MIE PRIGIONI (1832), e di tragedie, tra cui ESTER D’ENGADDI (1830), GISMONDA DA MENDRISIO (1834), improntate ad una scontata letterarietà.

IPPOLITO PINDEMONTE

VERONA 1753 – 1828

Di nobile famiglia, dopo aver ricevuto una rigida educazione classicistica, viaggiò a lungo in Italia ed in Europa. A Roma venne accolto fra i membri dell’Arcadia, a Parigi conobbe Alfieri ed altri intellettuali. Tornato in patria, si dedicò completamente agli studi, ricevendo visite illustri e frequentando il salotto veneziano di Isabella Teotochi Albrizzi. I suoi VERSI (1784), firmati con il nome arcadico di Polidete Melpomenio, presentano affinità con la poesia notturna e sepolcrale di Young, Gray e Gessner, mentre le POESIE CAMPESTRI (1788) fondono il gusto arcadico alla sensibilità preromantica.

LUIGI PIRANDELLO

AGRIGENTO 1867 – ROMA 1936

Laureatosi in Filosofia a Bonn, si dedicò alla letteratura, ma fu costretto ad impiegarsi dopo il crollo di una miniera in cui erano stati investiti la dote della moglie e grossi capitali. Raggiunto il successo con il romanzo IL FU MATTIA PASCAL (1904), il suo impegno si volse anche alla produzione teatrale ed alla regia. Nel 1926 fu nominato direttore artistico del Teatro d’Arte di Roma, fondato da Vergani e Bontempelli, poi creò egli stesso una compagnia con la famosa attrice Marta Abba. Divenuto Accademico d’Italia dopo l’avventata adesione al fascismo, nel 1934 ottenne il premio Nobel per la Letteratura. Convinto che l’arte non possa dare una visione univoca del reale, cercò modalità narrative lontane dal verismo-naturalismo e volte a demistificare le convenzioni della vita associata. Nella narrativa, tale ricerca condusse allo scompaginamento dell’ordine cronologico-casuale della narrazione e all’uso del discorso indiretto libero. E poiché il suo relativismo gnoseologico comportava lo scontro di tesi opposte, approdò al dramma teatrale e innovò anche quello, ricorrendo alla soluzione del teatro nel teatro, di cui SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE (1921) fornisce esempio saliente.

CARLO PORTA

MILANO 775 – 1821

ZACCARIA SERIMAN

VENEZIA 1708 – 1784

Commediografo e poeta, fu autore di un romanzo: VIAGGI DI ENRICO WANTON ALLE TERRE AUSTRALI ED AI REGNI DELLE SCIMMIE E DEI CINOCEFALI (1748) in cui, sulle orme di Swift, svolge una satira della società contemporanea da posizioni illuministiche.

GIROLAMO TIRABOSCHI

BERGAMO 1731 – MODENA 1794

Monaco gesuita, storico ed erudito, insegnò presso il collegio di Brera a Milano, succedendo ad Antonio Muratori nella direzione della Biblioteca estense di Modena. In STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA (1772-1782), superò le farraginose compilazioni precedenti e, servendosi di un’ordinata esposizione di dati e fatti, cercò di dimostrare come i valori filosofici della ragione e del gusto si fossero pian piano affermati anche in letteratura.

ALESSANDRO VERRI

MILANO 1741 – ROMA 1816

Scrittore, giornalista, scenografo ed attore per diletto, appartenne ad una nobile famiglia; desideroso di rendersi indipendente, soggiornò a lungo all’estero quindi si stabilì definitivamente a Roma. Entrato giovanissimo nell’Accademia detta Società dei Pugni, cooperò alla nascita della rivista Il caffè di cui fu vivace collaboratore. Scrisse romanzi storici, improntati al gusto antiquario e ad un classico rigore formale. Tra questi, LE NOTTI ROMANE AL SEPOLCRO DEGLI SCIPIONI (1792) ebbe enorme successo per la capacità dell’autore di creare un’opera di impianto neoclassico, ma già vicina al gusto preromantico per le atmosfere lugubri e notturne.

PIETRO VERRI

MILANO 1728 – 1797

Giurista di nobile e ricca famiglia, frequentò l’Accademia dei Trasformati, ma per incidere attivamente sul presente, fondò con altri l’Accademia dei Pugni, nel cui ambiente nacque la rivista Il Caffè. Elaborò un progetto di riforma fiscale per il governo austriaco, e quando a Milano nel 1791 venne ricostituita la Municipalità, venne chiamato a parteciparvi. Studioso di problemi istituzionali ed economici, in MEDITAZIONI SULL’ECONOMIA POLITICA (1771), appoggiò le dottrine fisiocratiche, in base alle quali lo Stato non deve intervenire nella vita economica del Paese, poiché la natura, che governa il mondo fisico, governa anche i meccanismi del mondo economico. Nel saggio OSSERVAZIONI SULLA TORTURA affrontò invece il problema della riforma giudiziaria.

CLETTO ARRIGHI

MILANO 1828 – MILANO 1906

GRAZIADIO ISAIA ASCOLI

GORIZIA 1829 – MILANO 1907

Linguista autodidatta, fornì contributi salienti con una serie di studi giovanili sui dialetti italiani e sulle lingue orientali, che gli aprì le porte della Società orientale di Halle e di Lipsia. Fondò la rivista Archivio glottologico italiano in cui, in polemica con Manzoni, dimostrò che era arbitrario assumere il parlato fiorentino come lingua della nazione, e sostenne l’uso di un italiano conforme alla tradizione culturale e linguistica del paese, che andava esteso a tutti gli strati sociali.

ARRIGO BOITO

PADOVA 1842 – MILANO 1918

Antimanzoniano, esponente della Scapigliatura milanese, diresse il Conservatorio di Parma. Teorico di una sorta di fusione tra le varie arti, alternò l’attività di musicista a quella di scrittore e di traduttore e terminò la sua carriera come senatore.

MASSIMO BONTEMPELLI

COMO 1878 – ROMA 1960

Desideroso di sprovincializzare la cultura nostrana, fondò con Corrado Alvaro la rivista Novecento, cui collaborarono James Joyce, Virginia Woolf, David H. Lawrence, e promosse un’arte fantastica, che vivesse del senso magico, scoperto nella vita quotidiana di uomini e cose.

GIUSEPPE ANTONIO BORGESE

POLIZZI GENEROSA (PA) 1882 – FIESOLE (FI) 1952

Attivo collaboratore delle riviste del primo ‘900, insegnò Letteratura tedesca ed Estetica all’Università di Milano. Espulso per antifascismo, emigrò negli Stati Uniti. Mediante un’intensa attività critica superò le posizioni dannunziane, elaborando una poetica ispirata in parte all’idealismo di Croce e de Sanctis. Pubblicò racconti e romanzi, fra cui spicca RUBÈ (1921), ritratto morale di un intellettuale senza ideali, prototipo degli antieroi del decadentismo europeo.

LUIGI CAPUANA

MINEO (CT) 1839 – CATANIA 1915

Interrotti gli studi giuridici, dopo un apprendistato come scrittore, traduttore, critico letterario e teatrale, insegnò all’università di Catania. In STUDI SULLA LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA, una raccalta di saggi del 1885, ma anche nella vasta produzione di novelle e romanzi, fra cui GIACINTA (1879) e IL MARCHESE DI ROCCAVERDINA (1901), appoggiò la teoria del naturalismo francese, e cioè che il mondo umano è retto da leggi analoghe a quelle del mondo animale: ereditarietà e adattamento all’ambiente. Mutò invece l’oggetto della rappresentazione: dal proletariato urbano dei romanzi naturalisti, ai processi di cambiamento della società agricola nel Mezzogiorno italiano ottocentesco.

GIULIO CARCANO

MILANO 1812 – LESA (NO) 1884

Di nobile famiglia, laureatosi in Legge, si dedicò presto alla letteratura. Amico di Grossi e Manzoni partecipò ai moti del 1848 e dopo l’Unificazione italiana fu senatore. Scrisse novelle e romanzi, fra cui il famoso ANGIOLA MARIA.

GIOSUÈ CARDUCCI

VALDICASTELLO (LU) 1835 – BOLOGNA 1907

Laureatosi in Lettere si dedicò all’insegnamento ed alla letteratura, circondandosi di intellettuali antiromantici con cui fondò il Circolo degli amici pedanti. Sospettato per le sue idee politiche, fu rimosso dall’insegnamento, ma nel 1860 la sua vita ebbe una svolta poiché il ministro Mamiani gli conferì la cattedra di eloquenza all’università di Bologna. Con l’attività di erudito e di critico letterario, consolidò la sua fama di guida della coscienza culturale italiana, nonostante i repentini cambiamenti di orientamento politico, che lo videro acceso repubblicano, sostenitore della monarchia, fautore della politica di Crispi. Nominato senatore, ricevette il Premio Nobel per la letteratura. La sua lirica, incentrata sull’antinomia fra sentimento vitale e sentimento di morte, inteso come privazione della vitalità, esalta la funzione etica della poesia ma anche l’assoluto dominio delle tecniche e dello stile da parte del poeta.

CARLO CATTANEO

MILANO 1801 – LUGANO (Svizzera) 1869

EMILIO CECCHI

FIRENZE 1884 – ROMA 1966

EDMONDO DE AMICIS

ONEGLIA (IM) 1846 – BORDIGHERA (IM) 1908

Militare di carriera, lasciò l’Esercito per dedicarsi all’attività di scrittore e saggista. Aderì al socialismo, che intese nell’accezione filantropica propria della borghesia umbertina. La sua produzione narrativa, da CUORE (1886) a ROMANZO DI UN MAESTRO (1890), a PRIMO MAGGIO (postumo 1980), combina modi realistici e patetico-sentimentali.

FRANCESCO DE SANCTIS

MORRA IRPINA (AV) 1817 – NAPOLI 1883

Allievo di Puoti, aprì una scuola privata e partecipò alla fallita insurrezione napoletana del 1848, in seguito alla quale dovette fuggire in Svizzera, dove elaborò un’autonoma revisione dell’estetica hegeliana. Dopo il 1860 fu ministro della Pubblica Istruzione. Alla produzione saggistica e critica di quegli anni si ascrive la STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA (1870-71), in cui cercò di spiegare gli autori e le loro opere, inserendoli nel contesto reale della cultura ed evidenziandone le appartenenze ideologiche.

ANTONIO FOGAZZARO

VICENZA 1842 – 1911

Di famiglia altoborghese, si laureò in Legge e affiancò all’attività letteraria l’impegno di cattolico liberale e modernista avversato dalla Chiesa conservatrice. Conseguito il successo, nel 1900 fu nominato senatore. I suoi romanzi rispecchiano la cultura contemporanea scandagliando le problematiche sociali e quelle interiori del singolo individuo, e si rivolgono ad un pubblico borghese raffinato e puritano.

CARLO EMILIO GADDA

MILANO 1893 – ROMA 1973

• Indirizzato alla carriera di ingegnere elettronico, diede inizio alla produzione narrativa pubblicando saggi, divagazioni e racconti sulla rivista Solaria. Morta la madre, cui fu legato da un rapporto difficile, si trasferì a Roma, come redattore letterario della RAI. Scrisse racconti, interventi critici e romanzi incompiuti, fra cui QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA (1946/47 e 1957) e LA COGNIZIONE DEL DOLORE (1938/41 e 1963). In essi si delineano i caratteri della società italiana in un ampio scorcio del Novecento, e si registra quel processo di uniformazione di massa che colpisce anche il linguaggio, creando una comunicazione basata sull’imbroglio, sulla mistificazione. Questo pessimismo radicale si esprime con una contaminazione di linguaggi e di stili, inseriti in una narrazione decentrata, eversiva, non finita, che assurse a modello delle avanguardie del Gruppo 63.

GIUSEPPE GIACOSA

COLLERETO PARELLA, oggi COLLERETO GIACOSA (TO) 1847 – 1906

Commediografo vicino ai moduli naturalistici, ma non esente da toni elegiaci o dimessi, registrò la frustrazione piccolo borghese; in collaborazione con Luigi Illica, scrisse libretti d’opera per Giacomo Puccini. La sua fortunata carriera ebbe inizio con la rappresentazione di una commedia in versi di ambientazione medievale: UNA PARTITA A SCACCHI (1873), che seguiva schemi tardoromantici, mentre i lavori più significativi: TRISTI AMORI (1887), COME LE FOGLIE (1900), nacquero dall’adesione ai moduli naturalistici, cui egli impresse un’originale fisionomia derivante da una sorta di rassegnazione alla realtà, e dal rifiuto dell’enfasi e dei colpi di scena.

VINCENZO GIOBERTI

TORINO 1801 – PARIGI (Francia) 1852

GUIDO GOZZANO

TORINO 1883 – 1916

Intrapresi gli studi di Legge, si dedicò alla letteratura e, frequentando i circoli culturali della sua città, conobbe i testi del decadentismo europeo. Oltre ad articoli di viaggio, scrisse fiabe, novelle, poesie, fra cui le raccolte LA VIA DEL RIFUGIO e I COLLOQUI, imperniate sul disadattamento del poeta rispetto alla cultura ed alla società. In accordo con i moduli decadenti, trattò una materia banale, ma lo stile quasi eloquente, eppure lontano dalla tradizione aulica, ne fa il rappresentante di una tendenza della lirica postdannunziana e postpascoliana, che Borgese definì crepuscolare.

FRANCESCO GUERRAZZI

LIVORNO 1804 – CECINA (LI) 1873

Fondatore del giornale repubblicano L’indicatore livornese, fu tra gli organizzatori dei movimenti insurrezionali del 1830 e del 1848-49. Più volte incarcerato, venne esiliato in Corsica. Nel 1860 fu eletto deputato nel partito avverso ai moderati. Autore di romanzi storici improntati al genere gotico inglese e di un romanzo sociale.

CAROLINA INVERNIZIO

VOGHERA (PV) 1851 – CUNEO 1916

Moglie di un ufficiale dei bersaglieri, ebbe una tranquilla esistenza borghese e risiedette a lungo a Firenze dove pubblicò, a tirature incredibili per l’epoca, 130 romanzi d’appendice che costituiscono la prosecuzione narrativa delle notizie di cronaca nera, muovendo quasi sempre da un delitto per concludersi con un processo riparatore.

FILIPPO TOMMASO MARINETTI

ALESSANDRIA D’EGITTO (EGITTO) 1876 – BELLAGIO (CO) 1944

Laureatosi in Legge, soggiornò a Parigi, ove pubblicò il manifesto del movimento futurista che esaltava il dinamismo della vita moderna e la violenza, intesa come affermazione dell’individualità. La polemica contro la tradizione è presente anche nel romanzo MAFARKA IL FUTURISTA e nelle poesie, dove sintassi e punteggiatura vengono sovvertite e l’arte si trasforma in arte – azione. Favorevole all’interventismo nazionalista e poi al fascismo, fu nominato accademico d’Italia.

GIUSEPPE MAZZINI

GENOVA 1805 – PISA 1872

EUGENIO MONTALE

GENOVA 1896 – MILANO 1981

Premio Nobel per la poesia nel 1975, fece il suo ingresso nel mondo della cultura come direttore del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux, incarico da cui fu rimosso dopo il rifiuto di iscriversi al partito fascista. Il suo lavoro poetico, da OSSI DI SEPPIA (1925) e LE OCCASIONI (1939) a LA BUFERA (1956), fino a SATURA (1962-70), segue una linea di sviluppo in cui è centrale l’idea che la poesia sia veicolo del rapporto disarmonico fra individuo e mondo.

IPPOLITO NIEVO

PADOVA 1831 – mar Tirreno 1861

Di famiglia nobile si laureò in legge, dedicandosi alla letteratura. Partecipe delle vicende italiane, combattè nella II° guerra di indipendenza, ed ebbe la viceintendenza generale della spedizione dei Mille, con mansioni politico-amministrative; morì nel naufragio di un piroscafo sulla rotta Palermo – Napoli. Tra i suoi romanzi, CONFESSIONI DI UN ITALIANO (1857-58) edito postumo nel 1867, anticipa il romanzo psicologico di Pirandello e Svevo, e quello verista di Capuana e Verga.

VINCENZO PADULA

ACRI (CS) 1819 – 1893

Pubblicista, poeta e patriota, abbandonò a più riprese l’abito talare e l’insegnamento per partecipare alle cospirazioni antiborboniche. Fondò il periodico Il Bruzio, settimanale di tendenze democratiche, nel quale denunciò le condizioni di vita delle plebi calabresi.

GIOVANNI PAPINI

FIRENZE 1881 – 1956

Fu maestro, ma si dedicò all’attività di narratore, saggista e filosofo. Di orientamento vociano e futurista, fondò la rivista Lacerba insieme ad Ardengo Soffici. Dopo l’adesione al fascismo indulse ad atteggiamenti cattolico – reazionari. Alla sua eterogenea produzione appartengono le STRONCATURE, una raccolta di attacchi critici in cui il tentativo avanguardista di demolire testi come Faust, Amleto, Decameron, assume toni sarcastici fino al paradosso.

GIOVANNI PASCOLI

SAN MAURO DI ROMAGNA (FC) 1855 – BOLOGNA 1912

Figlio di un amministratore dei principi Torlonia ucciso da ignoti in un agguato, ebbe un’infanzia dolorosa e povera. Dopo la laurea, insegnò Letteratura latina presso vari licei italiani, quindi all’Università, e vinse numerosi concorsi di poesia latina ad Amsterdam. Le sue raccolte poetiche, da MYRICAE a POEMI CONVIVIALI, ODI ED INNI, PRIMI – e – NUOVI POEMETTI, fino alle CANZONI DI RE ENZIO, testimoniano un profondo rinnovamento della lirica italiana. Sul piano dei contenuti, Pascoli supera infatti la tradizione veristica e si inserisce nella corrente simbolista, caricando i dati realistici di significati nascosti.

FRANCESCO MARIA PIAVE

MURANO (VE) 1810 – MILANO 1876

Ex correttore di bozze, fu direttore artistico dei teatri La Fenice di Venezia e La Scala di Milano e scrisse un numero cospicuo di libretti d’opera collaborando anche con Verdi. I suoi versi per RIGOLETTO (1851), LA TRAVIATA (1853), SIMON BOCCANEGRA (1857), LA FORZA DEL DESTINO (1862), sono congeniali alla fase eroico popolare della musica di Verdi.

CARLO PISACANE

NAPOLI 1818 – SANZA (SA) 1857

GIUSEPPE PREZZOLINI

PERUGIA 1882 – LUGANO (Svizzera) 1982

Dopo studi irregolari, si dedicò all’opera di organizzatore della cultura. Fondò nel 1908 la rivista La voce, ispirata al pragmatismo, quindi all’idealismo militante. Geloso della propria indipendenza di intellettuale, non aderì al fascismo e lavorò per la Società delle Nazioni, poi in America.

CLEMENTE REBORA

MILANO 1885 – STRESA (VB) 1957

UMBERTO SABA

TRIESTE 1883 – GORIZIA 1957

Umberto Poli, noto sotto lo pseudonimo di Saba, dalla dizione ebraica della parola “nonno”, nacque da madre ebrea e da padre cattolico. Dopo un’infanzia difficile e povera, fu costretto a impiegarsi. Entrato in possesso di una libreria antiquaria, poté dedicarsi alla poesia, ma l’introduzione delle leggi razziali in Italia lo costrinse alla clandestinità. Gli ultimi anni furono segnati dall’aggravarsi di una nevrosi in atto da tempo, da intensi sprazzi creativi e dal tardivo riconoscimento dei meriti poetici.

CAMILLO SBARBARO

SANTA MARGHERITA LIGURE (GE) 1888 – SAVONA 1967

Sospeso dall’insegnamento dopo il rifiuto di aderire al fascismo, collezionò preziosi licheni e li vendette ai musei di tutto il mondo. Compose prose e poesie, molte delle quali vicine all’espressionismo. Descrisse aridità interiore e disagio esistenziale che rispondevano ad una personale esperienza di rapporto disarmonico con il reale.

MATILDE SERAO

PATRASSO (GRECIA) 1856 – NAPOLI 1927

Con il marito, il giornalista Scarfoglio, diresse vari quotidiani quindi, fallito il matrimonio, fondò Il Giorno. La sua produzione narrativa, nata all’insegna del romanticismo con il romanzo CUORE INFERMO (1881), si ispirò successivamente al verismo, mostrando capacità cronistiche di osservazione e descrizione, potenziate dal gusto per lo psicologismo inaugurato da Paul Bourget.

LUIGI SETTEMBRINI

NAPOLI 1813 – 1876

Allievo di Puoti, intraprese la carriera giuridica. Nel 1835 fondò la setta dei Figliuoli della Giovine Italia, ma fu incarcerato per cospirazione. La ripresa dei moti quarantotteschi lo vide di nuovo coinvolto in prima linea. Dopo l’unificazione, insegnò Letteratura italiana presso le università di Bologna e di Napoli, realizzando il progetto di una storia letteraria d’Italia e di un’autobiografia.

ITALO SVEVO

TRIESTE 1861 – MOTTA DI LIVENZA (TV) 1928

Pseudonimo di Aron Hector Schmitz. Lavorò per una banca viennese, quindi si occupò di una fabbrica di vernici della moglie. Nel 1893 pubblico a proprie spese il primo romanzo, UNA VITA, sotto lo pseudonimo di Italo Svevo. Sebbene sconfortato per il silenzio della critica, scrisse altri romanzi: SENILITÀ (1898) e LA COSCIENZA DI ZENO (1923). La sua opera, che godette di tardivi riconoscimenti dopo i giudizi positivi di Montale, supera le barriere del naturalismo, ma rifiuta il simbolismo e l’estetismo propri del decadentismo storico. Nella sua poetica, la letteratura si delinea infatti come lucida autoanalisi capace di demistificare le convenzioni della vita associata, e la scrittura come unica possibilità di fuga dal reale.

IGINO UGO TARCHETTI

SAN SALVATORE MONFERRATO (AL) 1839 – MILANO 1869

GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA

PALERMO 1896 – ROMA 1957

Di famiglia aristocratica, compì lunghi viaggi e pubblicò saggi critici sulla letteratura francese. Negli ultimi anni di vita scrisse l’unico romanzo, IL GATTOPARDO, edito postumo nel 1958 a cura di Giorgio Bassani. Vicino ai modelli veristi per la cura ambientale e descrittiva, il romanzo se ne discosta per l’insistenza sui simboli del disfacimento e dell’autodistruzione, che lo collocano nella tradizione novecentesca.

FEDERIGO TOZZI

SIENA 1883 – ROMA 1920

Compiuti studi irregolari, si impiegò presso le Ferrovie dello Stato dedicandosi alla letteratura, ma la morte improvvisa gli impedì di veder riconosciuto il proprio valore. Nei suoi romanzi, fra cui TRE CROCI (1920) AD OCCHI CHIUSI (1919), IL PODERE (1921), rielaborò moduli narrativi del naturalismo e del verismo, fondendoli ad una forte propensione analitica.

GIUSEPPE UNGARETTI

ALESSANDRIA D’EGITTO (Egitto) 1888 – MILANO 1970

Pubblicò le prime liriche sulla rivista futurista Lacerba. L’adesione al fascismo gli valse la cattedra di Letteratura Italiana all’Università di Roma. In ALLEGRIA DI NAUFRAGI (1919), si notano l’influsso del simbolismo francese e la ricerca di una parola pura. In SENTIMENTO DEL TEMPO (1933), testo guida dell’ermetismo, subentra un profondo sentimento religioso, mentre il lessico letterario è teso fino al limite di un personale barocco. In IL DOLORE (1937-46), morte e sofferenza si trasformano in sacrificio necessario per riedificare l’uomo, mentre LA TERRA PROMESSA (1950) è meditazione metaforica sulla precarietà dell’esistenza.

GIOVANNI VERGA

CATANIA 1840 – 1922

A Milano frequentò gli scapigliati e Capuana e maturò i canoni del verismo con opere acclamate dalla critica. Rientrato in Sicilia subì un’involuzione che si manifestò nel silenzio creativo e nell’assunzione di un orientamento politico filo nazionalista. La sua nuova poetica nacque dal desiderio di una narrazione oggettiva, scientifica ed impersonale. Analizzò gli effetti che le profonde trasformazioni economiche e sociali in atto provocavano su chi, lasciandosi travolgere dai nuovi valori imposti dal progresso, ne pagava il prezzo in termini di perdita di radici.

DINO BUZZATI

BELLUNO 1906 – MILANO 1972

Laureatosi in Legge, viaggiò in tutto il mondo come giornalista di guerra e corrispondente dall’estero. La sua opera di scrittore, basata su modalità narrative tradizionali, è permeata dal senso di angoscia dell’uomo di fronte al destino e dal senso di mistero che avvolge l’esistenza.

ITALO CALVINO

SANTIAGO DE LAS VEGAS (Cuba) 1923 – SIENA 1985

Partecipò attivamente al dibattito culturale e politico contemporaneo e collaborò con la casa editrice Einaudi. Dopo un lungo soggiorno parigino, visse tra Roma e San Remo. Dal primo romanzo del 1947, IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO, alle LEZIONI AMERICANE, le sei conferenze edite postume nel 1988, l’attività letteraria di Calvino è stata caratterizzata da una ricerca etico-conoscitiva e dalla fiducia in una letteratura intesa come educazione e come presenza attiva nella storia.

EDUARDO DE FILIPPO

NAPOLI 1900 – ROMA 1984

Figlio naturale di Edoardo Scarpetta – rinnovatore del teatro dialettale napoletano – fu attore, autore teatrale e interprete dei propri testi. A partire dagli anni ’40 scrisse opere di impianto tradizionale, imperniate sui temi dell’umanità e della solidarietà con cui i suoi “eroi di tutti i giorni”, di estrazione popolare, si difendono dall’ingiustizia sociale. Da NAPOLI MILIONARIA a GLI ESAMI NON FINISCONO MAI, le sue commedie oltrepassano i confini del teatro dialettale per inserirsi a buon diritto nel teatro nazionale italiano.

TOMMASO LANDOLFI

PICO (FR) 1908 – RONCIGLIONE (VT) 1979

Dopo la giovanile frequentazione dei circoli ermetici gravitanti attorno alla rivista Campo di Marte, si dedicò esclusivamente all’attività di scrittore, di traduttore e di divulgatore della letteratura russa. La sua opera narrativa elabora una poetica della paura umana di fronte a quanto di strano, misterioso e paradossale esiste nella realtà.

MARIO LUZI

CASTELLO DI FIRENZE (FI) 1914

(Questa mappa termina con l’anno 2000, fine del millennio. Mario Luzi morirà a Firenze nel 2005)

Traduttore, saggista, docente di Letteratura francese, nel 1977 pubblicò la raccolta di liriche : LA BARCA, e collaborò alle riviste: Il frontespizio, Letteratura e Campo di Marte, rendendosi interprete dello spisitualismo ermetico fiorentino. In una fase successiva, aperta dalle raccolte PRIMIZIE DEL DESERTO (1952) e ONORE DEL VERO (1957), si nota un allontanamento dai moduli ermetici. Negli anni ’60 – ’80, si volse a indagare il senso della vita e del dolore, servendosi di un linguaggio prosastico, scarnificato ed essenziale.

ELSA MORANTE

ROMA 1912 – 1985

Esercitò l’attività giornalistica e assieme al marito, lo Scrittore Moravia, diede impulso alla vita culturale romana, imponendosi anche per le sue qualità di narratrice. La sua poetica, all’inizio orientata su un’attenzione realistica coniugata all’analisi psicologica, subì una svolta negli anni ’60, allorché nel romanzo IL MONDO SALVATO DAI RAGAZZINI, riprese la forma poematica tipica della neoavanguardia, per poi ritentare il romanzo tradizionale con LA STORIA del 1974.

ALBERTO MORAVIA

ROMA 1907 – 1990

Modello di intellettuale borghese militante, registrò la crisi dell’uomo contemporaneo esordendo con il romanzo GLI INDIFFERENTI (1929), che spiacque al fascismo, poiché vi si ritraeva in modo spietato la borghesia italiana. Le modalità narrative dell’opera parvero naturalistiche a taluni critici che la collocarono nel filone del realismo anni Trenta; tuttavia in essa era presente un’altra linea che, rimandando a Tozzi, Borgese e Svevo, portava a compiuta definizione il tipo dell’inetto.

PIER PAOLO PASOLINI

BOLOGNA 1922 – ROMA 1975

Regista, scrittore e critico militante, fondò e diresse le riviste Officina e Nuovi argomenti attribuendosi un ruolo di totale disomogeneità rispetto ai valori borghesi della società italiana. Da LA MEGLIO GIOVENTÙ (1954) in dialetto friulano, a LE CENERI DI GRAMSCI (1957), che inaugurano la linea civile, fino a TRASUMANAR E ORGANISAR (1971), la sua poesia si rifà alla tendenza antiermetica, che guarda al modello pascoliano. I romanzi, tra cui RAGAZZI DI VITA (1955) e UNA VITA VIOLENTA (1959) sono incentrati sul mito di una civiltà precapitalistica e contrappongono il gergo dialettale dei dialoghi al registro stilistico medio o alto delle parti narrative.

CESARE PAVESE

SANTO STEFANO BELBO (CN) 1908 – MILANO 1950

Durante il confino impostogli dal fascismo compose la prima raccolta di poesie: LAVORARE STANCA, pubblicata su Solaria. Collaborò con la casa editrice Einaudi, tradusse narrativa americana dell’Otto-Novecento e divulgò studi etnologici e psicologici, da cui trasse convinzioni centrali per la sua poetica e cioè che i miti, radicandosi nell’inconscio infantile, formano un sistema di simboli di cui l’adulto si avvale per decodificare la realtà e darle senso. La letteratura fu per lui escavazione di questo fondo mitico, recupero di una pienezza del Sé, che si perde diventando adulti. Pertanto se romanzi come IL CARCERE e PAESI TUOI (1941) indussero la critica a una lettura in chiave neorealista, oggi tale giudizio viene ridimensionato ed anche il linguaggio di Pavese, vicino ai moduli tipici del parlato, non viene più ascritto alla registrazione naturalistica verghiana, bensì all’epica antiletteraria dei modelli americani.

SALVATORE QUASIMODO

MODICA (RG) 1901 – NAPOLI 1968

Dotato di una vasta cultura da autodidatta, gravitò attorno alla rivista Solaria e vi pubblicò le prime liriche. Per la sua opera di poeta e di traduttore vinse il premio Nobel per la letteratura, ma fu anche avversato dalla critica. È collocato fra i poeti ermetici, almeno fino alla raccolta del 1942: ED È SUBITO SERA, benché tratti tipici dell’ermetismo caratterizzino anche la linea “civile” della sua poesia, fino a DARE E AVERE del 1966.

EDOARDO SANGUINETI

GENOVA 1930

(Questa mappa termina con l’anno 2000, fine del millennio. Mario Luzi morirà a Firenze nel 2010)

Autore di romanzi sperimentali, poeta, critico e saggista, è stato tra i fondatori del Gruppo 63 ed ha collaborato a riviste accademiche e di movimento, fra cui Letteratura, Lettere italiane, Officina, Il Verri. Convinto che ogni operazione ideologica abbia un suo corrispettivo nel linguaggio, la sua poesia ne attua la destrutturazione per fare esplodere le contraddizioni del reale e del sistema ideologico dominante.

LEONARDO SCIASCIA

RACALMUTO (AG) 1921 – PALERMO 1989

Saggista, giornalista e narratore, soggiornò a Roma ed a Parigi, anche se l’amata Sicilia fu sempre al centro del suo impegno, ideologico e culturale. Nei romanzi di carattere autobiografico, come GLI ZII DI SICILIA (1958), e in quelli di carattere politico, come TODO MODO (1974), si ravvisa la lezione del neorealismo, da intendersi come attenzione alla realtà storica ed umana, e come ferma volontà di comprenderla, mentre nello stile si rivela l’influsso del classicismo di La Ronda.

ELIO VITTORINI

SIRACUSA 1908 – MILANO 1966

Scrittore, giornalista, traduttore e divulgatore della letteratura anglo-americana, partecipò con personale coinvolgimento alle vicende politiche dell’Italia, aderendo al fascismo rivoluzionario, alla Resistenza ed alla Sinistra, da cui si distaccò nel 1951 per dedicarsi alla attività editoriale. La sua vasta cultura da autodidatta gli permise scelte consapevoli e l’autorevole difesa dei nuovi modelli novecenteschi: dalla prosa d’arte rondesca, all’europeismo della rivista Solaria, di cui fu redattore, fino alla letteratura neorealistica, impegnata a creare una tradizione di arte realistica e rivoluzionaria, di cui il romanzo CONVERSAZIONE IN SICILIA costituisce esempio rilevante.

ANDREA ZANZOTTO

PIEVE DI SOLIGO (TV) 1921

(Questa mappa termina con l’anno 2000, fine del millennio. Mario Luzi morirà a Firenze nel 2011)

La sua poesia, improntata alla tradizione ermetica in DIETRO IL PAESAGGIO (1951), si è ben presto orientata, da IX ECLOGHE (1962) a IDIOMA (1986), verso un’originalissima ricerca, in cui confluiscono interessi scientifici, linguistici e meditazioni filosofico-culturali. Vicino alle neoavanguardie nell’asserire l’inautenticità dei linguaggi normativi, egli ne scandaglia i residui per rintracciare un qualche significato nella contemporaneità e nella storia.

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