Correnti Letterarie del Secolo XIX

TRATTATISTICA: CRITICA E STORIOGRAFIA LETTERARIA

L’Ottocento fu il secolo del massimo sviluppo della storiografia letteraria, che aprì nuove prospettive di critica militante e che, aspirando a porsi come storia totale della vita nazionale, fornì linee interpretative dello sviluppo integrale della vita della nazione.

TRATTATISTICA LETTERARIA

PURISTI Il purismo fu una corrente letteraria sviluppatasi in età napoleonica, che rivendicò la purezza originaria del toscano degli scrittori del Trecento per affermare un’identità nazionale italiana contro le tendenze centrifughe e cosmopolite dell’Illuminismo. Esponente principale di tale corrente fu il padre veronese Antonio Cesari, da cui prese l’avvio una vera e propria scuola purista, cui aderirono alti letterati famosi come Pietro Giordani e Basilio Puoti, il quale elevò a modelli di purezza linguistica anche scrittori italiani del Cinque e del Seicento. CLASSICISTI Nella seconda metà del Settecento la cultura europea si aprì ad una nuova sensibilità neoclassica, che si ispirava ai modelli dell’Ellade classica. Il recupero della loro bellezza originaria significò per gli artisti affermare valori di moralità, di razionalità e di libertà, che assumevano portata rivoluzionaria. Il classicismo italiano fu caratterizzato da esigenze di linearità, eleganza e nobile compostezza di stile, ed ebbe fra i suoi teorici e difensori i puristi, ma anche gli intellettuali afferenti alla rivista La biblioteca italiana. ROMANTICI Il termine romanticismo si affermò in Italia a partire dal 1814 per definire un’arte ed una sensibilità nuove, diffuse in Europa tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800. La parola traduce l’aggettivo romantique, con cui in francese si indicava una commossa partecipazione interiore agli spettacoli offerti dalla natura e, in senso lato, una sensibilità moderna, distinta da quella classica. In Italia, il dibattito teorico sul romanticismo prese le mosse da un articolo della de Stael, apparso nel 1816 su un periodico milanese filoaustriaco: La biblioteca italiana. In esso si invitavano i letterati italiani a confrontarsi con la nuova cultura europea. Tra gli intellettuali che aderirono a tali posizioni Ludovico Di Breme, Pietro Borsieri, Ermes Visconti, Giovanni Berchet, ribadirono la necessità di una battaglia culturale contro i classicisti, contro la loro poesia ripetitiva ed imitativa, contro l’abuso della mitologia e dei miti, ed esaltarono la poesia dei moderni, espressione della realtà contemporanea. SOLUZIONE DELLA QUESTIONE LINGUISTICA Nel periodo postunitario fu subito evidente alle classi dirigenti che l’alfabetizzazione e il conseguimento di una omogeneità linguistica erano condizioni necessarie alla costruzione di una Società moderna. Riemergeva così la secolare questione della lingua, cioè la definizione di un linguaggio normativo, ma non letterario, da promuovere ad uso nazionale. SCAPIGLIATI All’inizio degli anni ’60 prese vita a Milano un movimento di contestazione giovanile totale, metropolitano, detto scapigliatura, che ebbe la massima vitalità fin verso il 1880. Modello della scapigliatura fu un’avanguardia sorta a Parigi verso il 1850, la bohéme. La parola, che indicava i nomadi, gli zingari, era stata adottata dagli intellettuali francesi con intento provocatorio, per manifestare il loro disagio di fronte all’utilizzazione dell’arte a fini puramente commerciali. Tuttavia gli scapigliati (termine coniato da Cletto Arrighi) italiani si limitarono ad una feroce polemica nei confronti della classe politica postrisorgimentale, senza produrre alcun manifesto. VERISTI L’assimilazione della cultura naturalistica francese nell’Italia postunitaria si tradusse nell’affermazione di un orientamento particolarmente sensibili alla situazione determinata dall’impatto tra nuova realtà dello stato unitario e sacche resistenti al cambiamento.

TRATTATISTICA: IL DIBATTITO POLITICO-ISTITUZIONALE

Tutto l’Ottocento italiano fu attraversato da un dibattito politico istituzionale che trovò eco in una produzione trattatistica specializzata al punto da costituirsi come genere autonomo, indipendente soprattutto da pretese letterarie. Agli inizi del secolo, la crisi del concetto illuministico di ragione e il fallimento della rivoluzione napoletana del 1799 svilupparono la riflessione teorica di Vincenzo Cuoco. Dopo il 1830 la sconfitta dei moti carbonari spinse gruppi di intellettuali laici e repubblicani, fra cui Giuseppe Mazzini, ad impegnarsi nella elaborazione di programmi ideologici e politici più definiti, mentre nel mondo cattolico si affermava un’elaborazione concettuale di tendenza moderata ad opera di Vincenzo Gioberti. Dopo la repressione dei moti del 1848-49, intellettuali militanti come Pisacane avanzarono i primi progetti di integrale sovvertimento dei rapporti sociali, mentre ideologi come Cattaneo si concentrarono su una ricerca orientata in senso laico e razionale, ed aperta alla cultura europea.

TRATTATISTICA: INCHIESTE DEMOLOGICHE E SOCIOLOGICHE

A partire dal 1850 si diffuse in Italia una produzione eterogenea, riconducibile al genere del trattato e avente per oggetto le condizioni di vita delle classi popolari. L’attenzione per il popolo costituiva uno dei cardini della cultura romantica, ma questa produzione mirò ad un’esatta presa di coscienza dei mali che affliggevano il proletariato testimoniando lo stretto legame vigente fra esperienza letteraria e politica.

MEMORIALISTICA: BIOGRAFIA

Nel corso dell’Ottocento fiorì una vasta produzione di cronache, memorie, racconti, inseribili in una tradizione memorialistica già diffusa nel secolo precedente, che adesso assumeva una valenza più alta, sia per la maggiore attenzione con la quale la cultura romantica guardava all’individuo, sia perché le opere venivano composte con l’intento pedagogico di far sopravvivere la memoria di un recente passato.

LIRICA

Nel corso dell’Ottocento venne avviato un processo di dissoluzione e destrutturazione del linguaggio poetico tradizionale, che si compì solo il secolo successivo e che investì forme metriche, strutture sintattiche, la stessa semanticità del linguaggio. Nonostante ciò, l’opera di Giacomo Leopardi costituisce un’esperienza poetica unica nel panorama del secolo. Lontano dal classicismo, pur ritenendo la natura unica ispiratrice di poesia, lontano anche dal romanticismo, pur accettando la critica alla mitologia e la necessità di una poesia moderna, non più basata sul principio dell’imitazione, Leopardi trasformò la poesia in lucida coscienza critica della realtà, creando un modello incredibilmente in anticipo rispetto al proprio tempo.

LIRICA: NEOCLASSICISMO

La nuova sensibilità neoclassica affermatasi in età napoleonica, diede luogo ad un’estetica carica di valenze etico-politiche, basata non solo sul richiamo all’antichità classica, ritenuta espressione di grazia sublime, ma anche sull’imitazione dell’arte greca, considerata paradigma del bello ideale. La lirica italiana ispirata a tale concezione si orientò verso il classicismo moderato di Ippolito Pindemonte e di Vincenzo Monti, l’uno teso a raggiungere uno stile di morbida misura, l’altro sempre pronto ad assumere posizioni ufficiali e a vivere la classicità come piacere della pura parola. Diversamente, Ugo Foscolo espresse una sensibilità neoclassica intesa come ricerca di valori assoluti e di una parola poetica densa e ricca di significanza.

LIRICA: ROMANTICISMO

La lirica romantica italiana si sviluppò nel primo ‘800 e recepì in parte gli esiti teorici della nuova estetica elaborata dall’idealismo tedesco. In essa si affermava che l’arte è esperienza assoluta e vitale, poiché rispecchia sentimenti e valori del singolo e della collettività; che è in continuo divenire, poiché tende a superare se stessa; che è libera dai condizionamenti della cultura e del gusto, poiché capace di creare una bellezza ideale. In Italia, tali principi vennero adattati alle esigenze di un pubblico borghese medio, con cui si identificò il popolo. In una prima fase, fino al 1848, fu elaborata una poesia realistica, politicamente impegnata. (La poesia civile di Alessandro Manzoni, ispirata ai valori di una religione combattiva; la poesia dialettale di Carlo Porta e di Gioacchino Belli, volta alla rappresentazione di zone della realtà da sempre considerate impoetiche; quella di Giovanni Berchet e di Giuseppe Giusti, animata da spiriti risorgimentali). In una seconda fase, fino al 1870, si sviluppò una linea patetico-sentimentale (Aleardo Aleardi, Giovanni Prati).

LIRICA SCAPIGLIATURA

Gli anni compresi fra 1860 e 1880 videro sorgere e tramontare una nuova esperienza lirica, che accomunò gli intellettuali della scapigliatura, convinti che l’arte e l’artista fossero ormai emarginati da una società interessata solo allo sviluppo economico ed industriale. A tale senso di emarginazione, i poeti scapigliati risposero con un rifiuto del romanticismo languido, esteriore, che dominava il panorama della lirica italiana, sostituendo anzi alla celebrazione tradizionale della bellezza un’estetica dell’orrendo, dell’osceno. Altri temi salienti della lirica scapigliata furono la dissacrazione dei valori religiosi, la negazione della realtà intesa come processo organico e coerente, l’esaltazione della inessenzialità dell’arte, ma anche la nostalgia di valori e ideali su cui riedificare le certezze perdute. Arrigo Boito, Emilio Praga, Iginio Ugo Tarchetti tentarono la strada di una lirica scapigliata, che si caratterizza anche per il forte sperimentalismo metrico e linguistico.

LIRICA: RESTAURAZIONE CLASSICISTA

Nella seconda metà dell’Ottocento, la letteratura assunse un orientamento antiromantico ed antidealista, cioè un impulso a considerare con attenzione la realtà, vincendo tentazioni di fuga verso l’ideale, il sublime, il religioso. Nell’Italia postunitaria, avviata verso una nuova realtà industriale, l’esigenza di realismo si tradusse in un rilancio del classicismo, che permise di celare dietro le forme della tradizione greca e latina più diretti riferimenti alla vita quotidiana contemporanea. Il ritorno alla classicità, epurata degli aspetti più arcaici e convenzionali, significò anche opzione per la scrittura in versi, intesa come riaffermazione dell’antica cultura e della grandezza della nazione. La ricezione del classicismo in prospettiva retorica e nazionalistica spiega il successo e l’autorità con cui si impose la poesia carducciana, che generò una vera e propria scuola classicista, aperta ad intenzioni celebrative ed erudite.

ROMANZO STORICO

Il romanzo storico si diffuse in Europa in età romantica, in connessione con un nuovo interesse per la storia e per il Medioevo, che aveva visto la nascita delle antiche nazioni. In Italia il romanzo storico si affermò verso la fine degli anni ‘20 dell’Ottocento, quando comparvero le prime traduzioni dei romanzi dello scozzese Walter Scott, di ambientazione medievale, e diede luogo ad una vasta produzione. Per le sue caratteristiche intrinseche e per l’uso che ne venne fatto, il romanzo storico permise non solo un’evasione dal presente verso momenti che la cultura romantica aveva idealizzato, ma anche un’attualizzazione di eventi della storia passata con finalità civili e patriottiche. Alessandro Manzoni rielaborò in modo del tutto autonomo ed originale il modello scottiano, mentre altri autori, come il comasco Tommaso Grossi, Cesare Cantù, Domenico Guerrazzi, vi si attennero fedelmente
e proposero storie di intrighi e di avventure.

ROMANZO REALISTICO PATETICO

Verso la fine dell’Ottocento fiorì una produzione narrativa media, rivolta ad ampi settori di pubblico borghese o piccolo-borghese, con intenti educativi e formativi. Essa, pur rimanendo fedele ai moduli naturalistici, fu mossa da una forte passione civile-progressista, rivelando un fondo di viva sensibilità romantica ed una ferma fiducia negli ideali risorgimentali. La volontà etico-didascalica che muove questa produzione si dichiara nell’uso di un registro melodrammatico, usato allo scopo di colpire l’emotività del lettore, che viene chiamato a partecipare in prima persona alla lotta fra bene e male che viene messa in scena nel racconto.

ROMANZO D’APPENDICE

L’espressione romanzo d’appendice si riferisce ad una narrativa pubblicata a puntate, in appendice a quotidiani e riviste. Questo genere di romanzo, che costituisce una prosecuzione di quello popolare, già diffuso all’estero nel corso del ‘700, presenta una struttura fortemente subordinata ai tempi di pubblicazione del periodico ed alla necessità di spingere i lettori ad acquistare il numero successivo, cosicché la trama nasce da un susseguirsi di vicende avventurose o sentimentali, contrassegnate da continui colpi di scena. Tra gli autori che si cimentarono con maggiore successo in questo genere, vi furono Carolina Invernizio e Francesco Mastriani.

ROMANZO SCAPIGLIATO

All’ inizio degli anni ’60 prese vita a Milano un movimento di contestazione giovanile totale, metropolitano, detto scapigliatura, che ebbe la massima vitalità fin verso il 1880. Modello della scapigliatura fu un’ avanguardia sorta a Parigi verso il 1850, la bohème. La parola, che indicava i nomadi, gli zingari , era stata adottata dagli intellettuali francesi con intento provocatorio, per manifestare il loro disagio di fronte all’ utilizzazione dell’ arte a fini puramente commerciali. Gli intellettuali italiani, accomunati a quelli parigini da una condivisione di intenti, cercarono di tradurre il nome del movimento francese, e per l’ occasione lo scrittore Cletto Arrighi coniò il termine scapigliatura. Tuttavia gli scapigliati furono poco precisi nell’ analitica definizione di nuovi canoni poetici e non produssero un manifesto programmatico del movimento, limitandosi ad una feroce polemica nei confronti della classe politica postrisorgimentale.

ROMANZO CAMPAGNOLO

L’espressione romanzo campagnolo fu coniata dallo scrittore Cesare Correnti, che in un articolo comparso su Rivista europea nel 1846 e indirizzato all’amico Giulio Carcano, rivolgeva agli scrittori contemporanei un invito a risollevare le sorti della letteratura rusticale, ovvero di quella tradizione letteraria italiana che aveva tratto ispirazione dalla vita schietta ed operosa dei campi. L’invito fu accolto da numerosi narratori, fra cui Ippolito Nievo, Caterina Percoto e lo stesso Carcano, che diedero vita ad una letteratura di orientamento democratico-umanitario, tesa o alla denuncia delle condizioni di vita delle classi povere, o ad una rappresentazione idilliaca ed elegiaca della campagna.

ROMANZO VERISTA

Negli anni Sessanta dell’800 cominciò a diffondersi in Italia il termine verismo, per designare una nuova narrativa che guardava al modello proposto dal naturalismo francese e da Zola, di una letteratura cioè capace di rispecchiare le forme concrete della realtà, cercando di prendere le distanze dai modelli romantici ed in particolare dal realismo manzoniano. I maggiori risultati del verismo italiano nacquero pertanto dal confronto con i modelli francesi, ma anche da un interesse per le realtà regionali e trovarono i loro massimi esponenti in Verga, Capuana e De Roberto.

ROMANZO REALISTICO

Gli anni Cinquanta dell’Ottocento furono caratterizzati da un rinnovato impegno degli intellettuali nella lotta risorgimentale e da una più attenta partecipazione ai problemi della società contemporanea. Sul piano della letteratura, questo atteggiamento si tradusse nel bisogno di confrontarsi con problemi concreti e di sottoporre la realtà ad un’analisi rigorosa, rifiutando il romanticismo languido e sentimentale che riscuoteva ancora grande successo. Ippolito Nievo, con il romanzo LE CONFESSIONI DI UN ITALIANO, mostrò di accogliere in pieno questo nuovo orientamento realistico.

ROMANZO DI AREA NATURALISTA

La varie esperienze letterarie che si svolgono fino alla fine dell’800 si collegano alle modalità espressive del naturalismo, partendo dal presupposto che il linguaggio possa registrare direttamente le forme della realtà. La ricerca della realtà si concentra sulla rappresentazione di precisi ambiti regionali e locali, mostrando talora una forte propensione per gli aspetti folklorici, e si intreccia ad esigenze morali e spirituali, in cui si avverte l’influsso dell’irrazionalismo e dello spiritualismo ed il tramonto della grande stagione realistica.

TEATRO: MELODRAMMA

Il genere del melodramma ottocentesco non solo visse una fortunata stagione, ma si rivelò anche capace di realizzare una teatralità assoluta, rompendo le forme chiuse stabilizzatesi nei secoli precedenti e facendo irrompere la musica in tutti i momenti dell’azione scenica. Anche il libretto musicale perse l’autonomia di cui aveva goduto all’epoca di Metastasio, e venne subordinato al discorso musicale. Le trame di cui si avvale il melodramma ed il linguaggio usato presentano qualcosa di schematico, di ripetitivo, di artificioso. Prevale un uso aulico e convenzionale del linguaggio, che ha la funzione di proiettare l’espressione romantica della passione verso una dimensione collettiva, corale, in linea con le esperienze più grandi del romanticismo europeo.

TEATRO: COMMEDIA

Nell’Ottocento, mentre in Europa si diffondeva una ricca produzione di intrattenimento, gli scrittori italiani mostrarono una vocazione per così dire analitica, volta in primo luogo a demistificare i riti della borghesia egemone, pronta a barattare l’autenticità dei sentimenti con il rispetto perbenistico delle apparenze, in secondo luogo a porre in evidenza i contrasti sociali che opponevano borghesia e proletariato, in terzo luogo a delineare valori e comportamenti tipici di circoscritte realtà regionali. Rappresentativa della prima tendenza è l’opera di Giuseppe Giacosa, mentre tanta produzione propagandistica si muove nella seconda direzione, ed il teatro di Salvatore Di Giacomo o di Giovanni Verga è rappresentativo del filone dialettale e regionale.

TEATRO: TRAGEDIA

Il teatro drammatico italiano dell’800 fu caratterizzato da una vasta produzione di carattere celebrativo o esortatorio che, priva di una forte carica scenica e teatrale, assume oggi valore di testimonianza. Tra i generi drammatici prevalse la tragedia storica, spesso di ambientazione medievale, che esprime la ricerca delle radici di una identità nazionale, propria della cultura romantica. Tema saliente fu quello dello scontro fra la volontà di autorealizzazione del singolo ed i limiti impostigli dal destino. In questo tipo di produzione si distinsero Monti, Foscolo, Pellico, Manzoni, Niccolini.