Correnti Letterarie del Secolo XVII

TRATTATISTICA: LETTERATURA E POETICA

Il panorama teorico critico del Seicento ebbe come base comune la consapevolezza della modernità, che venne celebrata contrapponendola all’antico. L’antico, obiettivo polemico dei trattatisti, fu identificato con Aristotele e con i canoni espressi nella sua Poetica, in particolare quello della verosimiglianza e la concezione dell’arte come imitazione. Fondamento delle nuove poetiche fu invece l’idea che la poesia dovesse procurare piacere e meraviglia, sfruttando gli effetti sensuali del linguaggio. Pertanto, quando si fece ricorso alla retorica, fu solo per elaborare scritture ricercate, preziose. Non a caso questa età fu definita barocca, forse dal nome di una perla irregolare e bizzarra, che ben esprimeva il gusto dell’epoca, orientato verso forme inusitate, capaci di creare immagini mosse, molteplici, in cui maschera e verità, riflettendosi reciprocamente, si confondono e generano stupore.

TRATTATISTICA: METODO E SCIENZA

A partire dal Seicento, la scienza si ritagliò ambiti di ricerca autonomi, non più legati come in passato alla filosofia ed alla teologia. Per rivendicare tale autonomia, si fece riferimento alla coesistenza di due verità: quella della ragione e quella della fede. Questa tesi incontrò forti resistenze da parte della Chiesa. Nonostante ciò, la cultura scientifica speculativa, come la fisica e la matematica, si separò progressivamente dalla cultura letteraria avvalendosi di un metodo proprio e presentandosi come sapere preciso, connesso all’analisi di fenomeni oggettivi, verificabili e descrivibili mediante leggi generali. Per esprimere tale cultura fu creato un nuovo linguaggio, altamente tecnico, simbolico ed artificiale. Tuttavia gli scienziati italiani, e non solo Galileo Galilei, che fu il protagonista della ricerca scientifica del secolo, avvertendo la novità ed il valore trasgressivo delle loro teorizzazioni, cercarono di acquistare più vasti consensi fra chi si dilettava di studi scientifici, ma era estraneo alla cerchia degli specialisti. A costoro vennero indirizzate le opere meno tecniche e più brillanti che, per aumentarne la diffusione, furono redatte in lingua volgare, sebbene il latino fosse da sempre la lingua della scienza. La figura dello scienziato-letterato sopravvisse invece più a lungo nell’ambito delle scienze naturali, come dimostra l’opera di Francesco Redi o di Lorenzo Magalotti.

TRATTATISTICA POLITICA

La trattatistica politica nell’età della Controriforma fu caratterizzata da un radicale rifiuto delle posizioni espresse da Niccolò Machiavelli e dalla messa in discussione della stessa legittimità di una scienza della politica che si fondava sulla ragion di stato e si proclamava autonoma, indipendente dalla religione e dalla morale cristiana. Tuttavia, poiché nella pratica le teorie di Machiavelli si erano diffuse al punto da caratterizzare un atteggiamento (il machiavellismo giustificava l’impiego della crudeltà e di uno spietato cinismo) si cercò un compromesso tra le esigenze di restaurazione morale espresse nel Concilio di Trento e le realistiche esigenze della prassi. Alla condanna del machiavellismo si oppose pertanto l’esaltazione dell’opera dello storico latino Tacito, che aveva giudicato duramente il comportamento dispotico dell’Imperatore Tiberio. Tacito divenne maestro di una nuova ragion di stato, basata sull’ambiguità e sul compromesso.

TRATTATISTICA MORALE E RELIGIOSA

Questo settore della trattatistica secentesca abbraccia una produzione devozionale sia di carattere apologetico, tesa cioè a difendere la verità della fede cattolica ed a confutare le tesi degli eretici, sia una produzione di marca soprattutto gesuitica consistente in prediche, spettacolari per forme e suggestioni, ed opere di carattere didascalico, aventi lo scopo di indurre il pubblico a praticare le virtù cristiane, di cui fornisce un esempio l’elegante prosa di Daniello Bartoli.

LA LIRICA

La lirica secentesca vide una fioritura di rime religiose, encomiastiche, amorose in cui prese forma quella poetica della meraviglia, dell’ingegno, dell’acutezza, del metaforismo concettuoso, che ebbe come caposcuola indiscusso Giovan Battista Marino. Quanto alle tecniche ed al repertorio di temi, la lirica dei seguaci di Marino, fra cui si annoverano Meninni, Lubrano, Dotti, si servì di materiali poetici tradizionali per riutilizzarli in contesti del tutto diversi rispetto a quelli in cui erano originariamente collocati, facendo ampio uso della catalogazione e della variazione, per trasmettere il senso di una continua relatività dei punti di vista. Invece i poeti del cosiddetto classicismo barocco, come Chiabrera o Testi, si rifecero al modello delle odi di Pindaro o di Orazio e, senza rifiutare l’estetismo ed il culto della meraviglia propri dell’epoca, crearono una poesia dalla struttura più semplice e lineare. Un caso unico nell’ambito della poesia barocca è costituito dalle Poesie filosofiche di Campanella, in cui si affrontano i temi della disuguaglianza sociale, del richiamo alla purezza evangelica, e che sul piano stilistico si avvicinano più alla poesia sacra medievale ed al modello dantesco che all’estetismo arguto della lirica secentesca.

BIOGRAFIA

Il panorama della narrativa secentesca si collega senza grossi mutamenti agli esiti tardo cinquecenteschi di una produzione orientata o in senso edonistico, oppure in senso moralistico. Taluni autori continuarono a fare riferimento al modello strutturale offerto da Boccaccio, e tuttavia si trattò di un’adesione solo esteriore. Risultati del tutto originali nell’ambito di una produzione edonistica, nata cioè a scopo di intrattenimento, vennero conseguiti da Giovan Battista Basile, le cui novelle recuperano le strutture della fiaba ed un patrimonio di temi e motivi folklorici, mentre sul piano linguistico utilizzano il dialetto, in grado di garantire possibilità espressive più libere rispetto alla lingua letteraria. Altrettanto originali nell’ambito di una produzione orientata in senso moralistico furono i racconti composti da Giulio Cesare Croce, che si mosse nella prospettiva di un moderato buon senso popolare.

ROMANZO

Il romanzo secentesco godette di una rapidissima espansione e diffusione. Il periodo di massima fioritura si colloca fra 1620 e 1670 e coincide con l’elaborazione di nuclei tematici fra loro assai eterogenei. Si ebbero infatti romanzi d’avventura, romanzi basati su tentativi di indagine psicologica, su fatti d’attualità, romanzi con intenti edificanti polemici, romanzi pastorali. Questi temi vennero trattati ora con un certo compiacimento per i toni torbidi, ora con il gusto per la galanteria, ora con bonario moralismo, che esprimono ben la sensibilità barocca, tanto quanto la tendenza a complicare all’estremo le macchine narrative, vanificando talora l’intreccio con frequentissime digressioni.

RELAZIONI DI VIAGGIO

Gli scritti di esperienze, accomunate sotto la dizione: relazioni di viaggi, anche se talora esse si orientano verso la trattatistica, o verso la storiografia oppure, data la presenza di elementi fantastici, verso il genere narrativo, si susseguirono in tutto il corso del Seicento e, assieme alle scoperte scientifiche, diedero grande impulso ad un cambiamento culturale relativo al modo di considerare il mondo e la natura. Il confronto con civiltà esotiche costrinse infatti a porre in dubbio il concetto di unità delle civiltà e a fare riflettere sulla relatività di costumi, tradizioni, religioni. Non a caso, infatti, in questo secolo riscossero grande favore di pubblico le descrizioni di viaggi in sconosciute terre lontane, redatte da scienziati come Magalotti, o da letterati in cerca di esotismo, come Pietro Della Valle (1586-1652). Un caso a sé, di eccezionale importanza dal punto di vista storico ed antropologico, fu costituito da una relazione sulla Cina, scritta dal gesuita maceratese Matteo Ricci (1552-1610), che per trent’anni vi svolse un’intensa opera di mediazione culturale e religiosa, assumendo il titolo di mandarino.

POEMI NARRATIVI: MITOLOGIA E EROICOMICI

Il problema, assai dibattuto verso la fine del Cinquecento, di collocare all’interno di un genere l’epica anticlassicistica di Ludovico Ariosto, aveva condotto a due diverse classificazioni della materia: il poema eroico, che seguiva le unità di luogo, di tempo e di azione codificate nella poetica aristotelica, avvalendosi di un solo protagonista, e il poema romanzesco, che si allontanava da tali canoni. Nella cultura secentesca emersero le premesse per una reazione al dominio del poema eroico per cercare di far risorgere la tradizione epica. A tale scopo Alessandro Tassoni diede origine al nuovo genere del poema eroicomico, mentre la linea del poema romanzesco trovò il suo capolavoro barocco nel poema di Giovan Battista Marino: Adone, in cui lo sfondo mitologico viene inserito in un’esile struttura narrativa, dove predominano le descrizioni e le digressioni, che ribaltano totalmente le esigenze di unità espresse dai teorici cinquecenteschi.

COMMEDIA

Dal nuovo genere teatrale fiorito nel Cinquecento, la commedia secentesca si sviluppò secondo due orientamenti: da una parte si affermò la commedia dell’arte o commedia all’improvviso, affidata cioè all’improvvisazione di attori professionisti o girovaghi, che vivevano del proprio mestiere, offrendo i loro spettacoli ad un pubblico assai vario. In essa si portarono all’estremo le modalità precedentemente codificate, tuttavia il testo perse d’importanza, i personaggi vennero ad appiattirsi secondo una tipologia fissa, gli intrecci si fecero ripetitivi; si accentuò invece una comicità di bassa lega, che diede luogo ad un’aspra condanna da parte degli intellettuali del tempo. Dall’altra parte si ebbe uno sviluppo della commedia letteraria del primo Cinquecento, basata su un testo drammatico e destinata prevalentemente alla stampa o alla lettura di fronte ad un pubblico ristretto. Gli sviluppi di questa commedia letteraria furono assai diversi se si guarda al tipo di situazioni rappresentate. Tuttavia godette di un certo successo una produzione di tipo medio, ad intento moralistico, con intrecci di genere patetico e con scarse situazioni comiche, di cui fornì esempi il perugino Sforza Oddi.

TRAGEDIA

Il genere tragico nel Seicento presentò orientamenti diversi. Continuarono a svilupparsi sia la tragedia di stampo classico, si quella di stampo senechiano, che affrontava tematiche politiche. Quest’ultima tuttavia subì un processo evolutivo ed assunse una finalità ancor più spiccatamente didattica, anche per l’influsso delle poetiche teatrali elaborate dai Gesuiti, volgendosi a rappresentare il contrasto tra bene e male, di volta in volta personificato nello scontro fra cristiani e pagani o fra cristiani e protestanti.

DRAMMA PASTORALE

Il dramma pastorale è la rappresentazione di un amore contrastato, che si risolve in un lieto fine ed i cui personaggi appartengono al mondo mitico o pastorale. Questo genere teatrale si colloca nella tradizione della poesia bucolica greca e latina e in quella arcadica cinquecentesca, che faceva riferimento al romanzo. Nel corso del Cinquecento si era cercato di codificare la rappresentazione del mondo pastorale inserendola nel dramma satiresco, un’azione scenica che nell’antica Grecia veniva fatta seguire alle tragedie. Il dramma pastorale nacque da questo patrimonio di tradizioni ed acquisì struttura autonoma quando Torquato Tasso compose AMINTA, che presentava una divisione in cinque atti con prologo e cori, accompagnati da coreografie, danze e musiche, che ben si addicevano ad uno spettacolo creato per il divertimento della corte. Nel Seicento, la materia pastorale passò nei libretti del melodramma. Il primo libretto fu EURIDICE, di Ottavio Rinuccini, rappresentato con le musiche di Peri nel 1600, in occasione delle nozze di Maria dei Medici con Enrico IV.