Correnti Letterarie del Secolo XX

NARRATIVA E TEATRO NELL’ETÀ DEL DECADENTISMO

Il decadentismo fu un’esperienza culturale che, nata in Francia in seno alle avanguardie storiche, si irradiò in tutta Europa per esprimere la crisi della classe borghese, la sfiducia nella ragione e nella scienza, celebrate dal positivismo, l’impossibilità di rappresentare una realtà massificata ed alienante. Sul piano letterario, questo atteggiamento si tradusse nella volontà di uscire dagli schemi di una letteratura suddita del naturalismo e di trovare nuove modalità stilistiche ed espressive. La produzione narrativa decadente porta alla ribalta protagonisti-narratori accomunati da una vocazione alla rinuncia, alla fuga, travagliati da conflitti interiori che raccontano il loro universo limitato contaminando i piani cronologici e procedendo per analogie, più che per rapporti di causa-effetto. Anche nel teatro si ricercano tematiche e tecniche svincolate dal naturalismo, ora privilegiando la parola evocativa, ora rappresentando in modo grottesco le disarmonie della società contemporanea, ora distruggendo dall’interno le convenzioni del teatro borghese per fare emergere la finzione e l’inautenticità che regolano i rapporti nella vita associata.

POESIA SIMBOLISTA

Il simbolismo nacque in Francia nel clima del decadentismo, di cui anzi costituì il momento intellettuale. Esso si connotò come ricerca, attraverso la poesia, di un mondo perfetto, senza tempo, e come tale compensatorio delle frustrazioni ingenerate nell’intellettuale dallo scontro con la realtà. Tale ricerca si concretizzò in una poesia codificabile entro una poetica unitaria e coerente, e basata sulla commistione di stili, sulle analogie, sui fonosimbolismi, sull’uso di metafore. In Italia, la qualifica di poeti vicini all’area simbolista è stata attribuita, in modo talora discusso, a Pascoli, che si serve del dato naturalistico come simbolo di una dimensione “altra”, afferente al mistero ed alla condizione esistenziale dell’uomo e a D’Annunzio, che usa la parola poetica per dare voce all’ignoto, nel tentativo di raggiungere una purezza quasi metafisica.

POESIA CREPUSCOLARE

La definizione di poesia crepuscolare risale a Borgese, che la coniò in un articolo apparso su La Stampa nel 1910; essa definisce l’esperienza poetica di un movimento che, rifiutando qualsiasi forma di impegno ideologico, di superomismo, qualsiasi velleità aristocratica, fosse anche l’assunzione di uno stile elegante e ricercato, tende ad esprimere l’alterità del poeta rispetto al mondo contemporaneo e persegue tale scopo servendosi di uno stile dimesso, quasi prosastico con cui celebra luoghi, situazioni, oggetti di un universo piccolo borghese, trasfigurati in simboli di disadattamento alla vita. A quest’area sono ascrivibili poeti come Guido Gozzano, Corrado Govoni, Marino Moretti, Sergio Corazzini, Aldo Palazzeschi.

POESIA FUTURISTA

Il futurismo fu un movimento di avanguardia che investì non solo la letteratura, ma tutte le manifestazioni dell’arte, della cultura e della politica. Esso ebbe una sua poetica “ufficiale” nel 1909, allorché F. T. Marinetti ne pubblicò il manifesto teorico, incentrato su alcuni punti fondamentali: vitalismo irrazionalistico, culto della violenza, esaltazione della macchina, della guerra, del nuovo, del moderno contro tutte le istituzioni rappresentanti il passato e la tradizione, come i musei, le accademie, le biblioteche. Sul piano formale, la letteratura futurista si ripromise di operare sul linguaggio ed attraverso il linguaggio, rifiutando le forme chiuse, armoniche e regolari, abolendo aggettivi ed avverbi utilizzando i verbi solo all’infinito, accostando parole prive di nessi logici apparenti.

SPERIMENTALISMO DELLA RIVISTA “LACERBA”

La rivista italiana di letteratura Lacerba, fondata nel 1913 a Firenze da Giovanni Papini e Ardengo Soffici in polemica con La voce, durò fino al 1915. Caratterizzata da un orientamento antitradizionalista e ribellista, diede spazio agli scritti dei futuristi, accogliendo anche le istanze delle avanguardie artistiche e letterarie d’oltralpe, fino a farsi portavoce della propaganda a favore dell’intervento italiano nella 1° guerra mondiale.

LA RIVISTA “LA VOCE”

Fondata da Giuseppe Prezzolini nel 1908, durò fino al 1916 ed ebbe fasi ed orientamenti diversi. Sotto la direzione del fondatore, la rivista affrontò problemi di rinnovamento culturale; a partire dal 1912, sotto la direzione di Papini, si aprì ad una sperimentazione letteraria che fece parlare di “espressionismo vociano” (l’espressionismo fu una corrente culturale sorta in Germania ai primi del ‘900 come reazione al naturalismo e all’impressionismo. Caratterizzata da un radicalismo anarcoide, oscillò fra un’aspra rivolta contro la norma, un’aspirazione al rinnovamento dell’umanità e una tensione verso il misticismo); dal 1914 essa si trasformò in rivista dell’idealismo militante, appoggiando posizioni irrazionalistiche e interventiste; dalla fine del 1914 al 1916, sotto la direzione di Giuseppe De Robertis, si trasformò in rivista puramente letteraria.

LA NUOVA POESIA TRA LE DUE GUERRE

Il periodo che precedette la 1° guerra mondiale accolse i fermenti avanguardistici del decadentismo, del futurismo, del crepuscolarismo che in modo diverso attuarono un superamento dei linguaggi poetici tradizionali; il periodo che la seguì immediatamente fu contraddistinto da orientamenti di tipo espressionista, da una lirica impegnata nella restaurazione classicista, da fermenti surrealisti, anch’essi di marca avanguardistica. Assolutamente estraneo al clima contemporaneo, Umberto Saba aderì alla molteplicità di aspetti del quotidiano, restaurando le forme metriche tradizionali mentre Giuseppe Ungaretti, realizzando una nuova sintassi lirica, operò un rinnovamento formale della poesia e creò le premesse necessarie alla nascita dell’ermetismo.

PROSA NELLA RIVISTA “LA RONDA“

Fondata dopo la conclusione della guerra, nel 1919, La Ronda durò fino al 1923. Curata tra gli altri da Bacchelli, Cecchi e Cardarelli per operare una sorta di controllo dell’attività letteraria, prende le distanze dalle posizioni sostenute nella rivista Lacerba, da quelle dei vociani, ma anche dai miti dannunziani. Si fece pertanto propositrice di una prosa di elaborata compostezza, distaccata dalle problematiche politico – sociali che prelusero all’instaurazione del fascismo.

LA RIVISTA “NOVECENTO” E LA PROSA DEL REALISMO MAGICO

Edita dal 1926 al 1929, la rivista 900 fu fondata da Massimo Bontempelli, che pur essendo interno al regime, in quanto membro dell’Accademia d’Italia, rifiutò il culto della tradizione e l’autarchia culturale celebrati da Maccari nella rivista Il selvaggio, aprendosi alla cultura ed alle tendenze straniere. Vicino all’esperienza solariana nel rifiutare la cosiddetta prosa d’arte, egli teorizzò modalità e tecniche narrative che definì “realismo magico” e che consistono in una sorta di gioco combinatorio fra razionalità e mistero, fra realtà e mito.

PROSA E REALISMO NEGLIA ANNI TRENTA

Negli anni Trenta, all’interno della cultura fascista volta ad esaltare i valori borghesi, ma in opposizione ad essa, si sviluppò con modalità variegate e non sempre univoche, un nuovo realismo moderno, lontano sia dai più diretti schemi naturalistici che dalle deformazioni espressioniste. Esso si propose di fornire un’analisi della realtà restituendo inalterati i conflitti fra individuo e società. Sul piano formale, il realismo supera il culto per “la bella pagina”, proposto dai rondisti, ma anche la chiusura autarchica della cultura fascista e tende a reinserire la cultura italiana nella grande narrativa straniera del novecento.

POESIA DELL’ERMETISMO

Il termine ermetismo venne coniato da Francesco Flora in un saggio del 1936, in cui polemizzava contro l’oscurità della poesia di Ungaretti, Quasimodo e Montale. Oggi con questo termine si intende una scuola poetica, sorta negli anni Trenta – Quaranta in area fiorentina, dotata di un proprio manifesto programmatico, redatto da Carlo Bo, oltre che di organi di diffusione, e cioè le riviste: Il Frontespizio, Campo di Marte e Letteratura. Nel contesto del difficile rapporto fra intellettuali dissenzienti e fascismo, che vide i primi orientarsi verso la lotta politica oppure verso la letteratura, la poesia ermetica traduce nei temi dell’assenza, dell’attesa, il rifiuto del regime ponendosi come ricerca esistenziale, metafisica ed etica, come tensione verso l’inesprimibile, l’assoluto per ritrovare una purezza ed un’essenzialità perdute. L’uso di analogie, di metafore fantastiche, la predilezione per termini astratti, il ritorno ai metri tradizionali traduce la volontà di restituire forza ed innocenza almeno al linguaggio.

REALISMO FANTASTICO O PROSA SURREALE

Il realismo fantastico si formò tra gli anni Venti e Trenta in Italia, sulla scia della poetica che Bontempelli andava precisando sulla sua rivista ‘900 e che sfociò in una produzione narrativa che si rifaceva ad istanze fantastiche già presenti nella letteratura romantica d’oltralpe e nella scapigliatura italiana, per riflettere sulla condizione e sul destino dell’uomo, colto in una quotidianità che rivela zone di mistero e di assurdo.

NARRATIVA NEOREALISTICA TRA DENUNCIA E MEMORIA

Il termine neorealismo, coniato nel 1942 dal montatore cinematografico M. Serandrei in relazione al film Ossessione di Visconti, si estese poi all’ambito letterario, dove fu usato con valenze ora positive, ora negative per indicare la letteratura immediatamente posteriore al periodo della Resistenza, caratterizzata da un modo nuovo di rappresentare la realtà popolare e da una consapevolezza etico politica, collegata ad un nuovo e vigoroso senso della collettività, intesa come forza attiva e comunicante. Il ruolo, quantunque assai dibattuto, di maestri del neorealismo venne attribuito a Pavese ed a Vittorini.

TEATRO E NEOREALISMO

Il periodo che va dal dopoguerra fino agli anni Sessanta presenta una sorta di vuoto di testi teatrali, mentre la sperimentazione e la ricerca sono vive nella regia e nel lavoro dei teatri stabili. Il teatro neorealista si esprime ancora con testi che si risolvono in indagini sociologiche ed in una sorta di teatro-testimonianza. Una grossa eccezione è costituita dal teatro di Eduardo De Filippo che, nella sua opera teatrale, mette in scena il distacco dell’intellettuale dalla società e la sua solitudine in un mondo privo dei valori di umanità e di solidarietà.

NARRATIVA E TRADIZIONE NOVECENTESCA

Un grande numero di scrittori, che fu attivo negli anni del dopoguerra e dello sviluppo dell’Italia in senso neocapitalistico, si collocò sulla scia della narrativa precedente, orientata in senso realistico e volta ad una rappresentazione critica della realtà, evitando di rompere i tradizionali equilibri linguistici e strutturali del racconto e del romanzo.

POESIA E TRADIZIONE NOVECENTESCA

Nel nuovo orizzonte politico e culturale creatosi nel dopoguerra, alcuni poeti rimasero estranei al neorealismo e si ricollegarono ai modelli ed alle forme della tradizione lirica novecentesca. Taluni, come Betocchi, Penna e Caproni, cercarono un più immediato rapporto con la realtà, ricollegandosi a Saba anche per la scelta di un linguaggio più tradizionale. Altri come Sereni, presero a modello la poesia di Montale ponendosi come scopo la ricerca del significato del mondo e dell’esistenza; altri ancora, come Luzi, si rifecero all’ermetismo, ma superarono la chiusura del linguaggio, tipica di quell’esperienza poetica, tramite la fiducia nel carattere conoscitivo della poesia, vista come veicolo del rapporto fra l’io ed il mondo.

NUOVA POESIA NELL’ERA INDUSTRIALE

Le radicali trasformazioni della civiltà occidentale dal decollo industriale italiano fino agli anni Cinquanta e Sessanta, furono al centro della riflessione matura di Eugenio Montale. Difficilmente collocabile in una corrente specifica, egli fu uno di quei poeti del Novecento che fecero parte per sé e che, in forma esemplare e durevole, diedero voce al disagio dell’intellettuale contemporaneo posto al cospetto di una società dove il benessere ha spesso i connotati della disperazione e l’arte viene ridotta a industria, a spettacolo, a materiale da consumo, da usare e gettare via.

NUOVA NARRATIVA NELL’ERA INDUSTRIALE

La trasformazione del tessuto sociale italiano verso la modernità, la progressiva definizione di una nuova identità italiana negli anni compresi fra le due guerre e nel secondo dopoguerra trovarono un attento critico in Carlo Emilio Gadda, la cui opera fu volta a smascherare gli stereotipi di pensiero e di parola, mediante i quali la borghesia contemporanea si rivelava priva dei valori di praticità, di concretezza, di razionalità e di morale di cui faceva la propria bandiera.

POESIA E PROSA FRA SPERIMENTAZIONE E NEOAVANGUARDIE

Il periodo compreso fra dopoguerra ed anni Sessanta, è caratterizzato da radicali trasformazioni sociali, dallo sviluppo industriale e dalla crisi della cultura di Sinistra, fenomeni questi che diedero luogo ad aspre battaglie intellettuali e ad atteggiamenti sperimentalistici, volti a produrre una letteratura impegnata, avvalentesi di strumenti non precostituiti, capace di interagire criticamente con la realtà e di modificarla. Lo sperimentalismo degli anni ‘50 trovò spazio sulle pagine delle riviste Menabò ed Officina. Lo stesso intento mosse più tardi un altro gruppo di intellettuali, riuniti nel cosiddetto Gruppo ‘63; che mossero da un rifiuto polemico della letteratura del dopoguerra per rifarsi al modello delle avanguardie storiche ed allargare gli orizzonti della cultura italiana ad un ambito internazionale.

NARRATIVA VERSO IL TERZO MILLENNIO

Dagli anni Sessanta ad oggi, la società ha assistito al trionfo del capitalismo, della spettacolarità, dell’informatica, della telematica, e ha visto sorgere la cultura del postmoderno, che in Italia si è manifestata attraverso una congerie di atteggiamenti intellettuali, cui si sono affiancate forme di opposizione e di resistenza da parte di scrittori e narratori che hanno continuato a fare riferimento ai valori della ragione, della passione, dell’esperienza, propri della tradizione culturale occidentale dall’Illuminismo all’avanguardia. Fra costoro, Italo Calvino, ha avuto la capacità di trasferire tali valori in una narrativa carica di passione, inventiva e di tensione critica razionale e conoscitiva, ed ha risposto con equilibrio e coerenza ai più vari
interrogativi generati dalla realtà e dalla cultura contemporanee.